<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808</id><updated>2012-01-21T08:15:04.134-08:00</updated><category term='siti archeologici'/><category term='Nuraghi'/><category term='Etruschi'/><category term='Quartu'/><category term='Su Nuraxi'/><category term='Convenevoli'/><category term='Shardana'/><category term='Popoli del mare'/><category term='Storia Romana'/><category term='Archeologia Romana'/><category term='Giovanni Ugas'/><category term='Normative'/><category term='Navigazione'/><category term='Turismo Archeologico'/><category term='Bernardini'/><category term='Uomini illustri'/><category term='Tribù di Sardegna'/><category term='Nuraghi complessi'/><category term='Gallilenses'/><category term='Petizioni Archeologiche'/><category term='Barbaricini'/><category term='Nuragici'/><category term='Nuraghe Diana'/><category term='Barumini'/><category term='Sardegna Antiqua'/><category term='Rinvenimenti'/><category term='Tombaroli'/><category term='Salvaguardia dei beni archeologici'/><category term='Rubens D&apos;Oriano'/><category term='Bibliografia'/><category term='Villa Romana'/><category term='Teorie sui Nuraghi'/><category term='Nuraghi-fortezze'/><title type='text'>Zigantes de pedra: l'eco dei millenni</title><subtitle type='html'>Blog di natura archeologico-culturale. Per la divulgazione, la denuncia e la difesa del patrimonio archeologico Sardo.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>19</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-1611310286854131472</id><published>2012-01-21T08:09:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T08:15:04.145-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Archeologia Romana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovanni Ugas'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rinvenimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barbaricini'/><title type='text'>La resistenza degli Iliesi: un evento storico che l’archeologia non smentisce</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;di &lt;b&gt;Giovanni Ugas&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;La scoperta archeologica di Sirilò: un’interpretazione&lt;/b&gt; - L’amica e collega Maria Ausilia Fadda, autrice di tante e importanti indagini archeologiche, ha effettuato un’interessante scoperta nel sito di Sirilò in agro di Orgosolo a oltre 1000 metri di altezza. Si tratta di un abitato persistito dall’età del Bronzo sino ai tempi del dominio romano nell’isola. A giudizio dell’articolista dell’Unione Sarda Piera Serusi, che in data 18 Gennaio 2012 richiama le considerazioni della Fadda, l’interesse del ritrovamento consisterebbe nel fatto che il mito della Barbagia mai domata è infondato e lo proverebbero i manufatti archeologici. Alle stesse conclusioni indurrebbero le suppellettili emerse dagli scavi nell’antico villaggio di Sant’Efis di Orune. Nella sostanza, con parole forti e decise, nell’articolo si afferma “qui finisce la mistica dell’identità. Qui si sgretola il campionario folk della Barbagia isolata e mai conquistata… un mito infondato che è stato ampiamente strumentalizzato e enfatizzato”.Occorre attendere una pubblicazione esaustiva degli scavi per avere un quadro più dettagliato e un’analisi più precisa, soprattutto per quanto attiene le diverse sequenze e i contesti stratigrafici, tuttavia, a giudicare dalle notizie sugli elementi della cultura materiale venuti alla luce in tali siti è possibile trarre già alcune considerazioni che, dico subito e in modo non meno deciso, non sono affatto in linea con quanto sostenuto nell’articolo. Innanzitutto, va premesso che la resistenza dei Sardi ai Cartaginesi a partire dal 510 a.C. e ai Romani dopo il 238 a.C. non nasce dal parto di qualche inguaribile indipendentista moderno ma è ben registrata nella letteratura antica e ad essa, oltre che alla specificità della società “barbaricina”, si rifanno Giovanni Lilliu e tanti storici e antropologi sardi. Penso sia utile richiamare alcune delle numerose testimonianze che attestano come l’isola ancora alla fine del II secolo dopo Cristo non fosse affatto del tutto soggiogata, tralasciando le prime grandi battaglie per l’indipendenza combattute dai Sardi e i trionfi senza fine conseguiti dai consoli romani contro i Sardi per tutto il II sec. a. C., che determinarono, stando alle fonti, non meno di centomila caduti e prigionieri. Qualche testimonianza della letteratura antica sulla resistenza degli Iliesi -Diodoro Siculo (IV, 30) intorno al 60 a.C. Scrive: “In relazione a questa colonia (degli Iolei), avvenne anche un fatto straordinario e singolare: Attraverso un oracolo il Dio disse loro che tutti quelli che avevano preso parte a questa colonia e i loro discendenti, sarebbero rimasti continuamente liberi per l’eternità. La realizzazione di questo fatto in conformità all’oracolo, perdura fino ai nostri giorni”. Al tempo di Diodoro, dunque, una parte delle terre dell’isola era ancora libera. Infatti, Diodoro aggiunge: “Per effetto del lungo tempo ivi trascorso, poiché i barbari che avevano preso parte alla colonia erano superiori come numero, le popolazioni (gli Iolei) avevano finito per imbarbarirsi; esse, trasferitesi nella zona montuosa, si stabilirono nei terreni difficili ed erano solite nutrirsi di latte e carne e allevare molte greggi di bestiame e non avevano bisogno di grano. Si costruirono delle abitazioni sotterranee, svolgendo il loro modo di vita negli anfratti, evitarono il pericolo delle guerre. Perciò prima i Cartaginesi e poi i romani li combatterono spesso, ma fallirono il loro obiettivo”. Il concetto è riaffermato dallo stesso Diodoro Siculo V,15 : “I Tespiadi (i capi tribali Iolei), signori dell’isola per molte generazioni furono alla fine cacciati, si rifugiarono in Italia e si stabilirono (in particolare) nella zona di Cuma; la gente rimasta si imbarbarì ma, scelti come capi i migliori (àristoi), difese la sua libertà fino ai nostri giorni.” Occorre chiarire che Diodoro sosteneva erroneamente l’origine greca degli Iolei, mentre i Romani li chiamavano Iliensesfacendoli discendere da Ilio. In effetti essi vanno riconosciuti in una popolazione indigena, che possiamo definire convenzionalmente Iliesi, stanziata fin dal Neolitico nei territori a Sud del Tirso, a meridione dei Balari e dei Corsi, le altre due grandi popolazioni sarde che si opposero ai Cartaginesi e ai Romani. Tuttavia, lo storico greco della Sicilia che visse nel I sec. a.C. era certo ben informato sui fatti recenti dell’Isolane e, di certo, le lotte intestine per il potere sostenute nello stesso periodo, da circa l’80 al 40 a.C., tra i democratici e gli aristocratici romani dovettero rendere ancor più difficile il controllo delle zone montane e più impervie dell’isola. Il clima delle relazioni tra Roma e i Sardi, era tutt’altro che temperato, come emerge ancora dal giudizio espresso da Cicerone sui Sardi, compresi i filocartaginesi che abitavano le coste. Infatti, nel processo contro Scauro intentato dai Sardi intorno al 54 a. C., Cicerone sostiene sia pure accentuando strumentalmente la sua opinione sui Sardi: “Bisogna convincersi che la realtà dei fatti dimostra che la maggior parte di costoro (i Sardi) è priva di ogni rapporto di amicizia, di alleanza con il nostro popolo. Infatti quale altra provincia, fatta eccezione della Sardegna, non ha almeno una città alleata del popolo romano e libera (cioè con la cittadinanza romana)?”. Occorre riconoscere, invero, che Strabone, attivo tra la fine del I a.C. e gli inizi del I d.C. afferma che “… ( i figli di Iolao) abitarono insieme a Barbari che allora occupavano l’isola… ma poi il dominio passò ai Fenici provenienti da Cartagine , insieme ai quali combatterono contro i Romani. Poi, però, essendo stati costoro sconfitti, tutto passò sotto i Romani”. Va rilevato, al riguardo, che la notizia di Strabone è generica e non si sofferma su dettagli e infatti menziona allo stesso modo il dominio dei Cartaginesi che, ben si sa, non era di certo esteso alle zone interne. Infatti, lo stesso Strabone, in un altro passo, afferma che dalla Sardegna si facevano azioni di pirateria nella zona di Pisa in Toscana, asserendo indirettamente che qualche settore dell’isola, era tutt’altro che pacificato e sotto il controllo politico di Roma.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che la situazione nell’isola non fosse affatto pacifica ancora nel I secolo d. C., lo afferma Cassio Dione il quale riferendosi agli eventi che si verificarono nel 6 d. C, sotto Augusto, afferma: “Infatti i briganti compivano tanto frequentemente delle scorrerie che per tre anni la Sardegna anziché avere per suo governo un senatore venne affidata a strateghi presi dall’ordine dei cavalieri (scelti dall’imperatore)”. Strabone (V,2,7) aggiunge che “gli strateghi che vi vengono inviati… talvolta rinunciano poiché non è certo vantaggioso mantenere di continuo l’esercito in luoghi insalubri…”. Ovviamente, era mascherata sistematicamente con l’insalubrità del clima l’insicurezza della Sardegna generata dallo stato di ribellione dei Sardi. Un situazione tutt’altro che pacifica è prospettata ancora, sia pure confusamente, oramai nel II secolo d. C. da Pausania ( X, 17,4): “...dunque ai miei giorni in Sardegna vi sono dei luoghi chiamati Iolaei”…. “I Troiani (cioè gli Iliei distinti erroneamente dagli Iolaei-Iliesi) si rifugiarono nei luoghi alti dell’Isola e, avendo occupato le montagne dal difficile accesso ben protette da opere difensive e da precipizi, ancora ai miei tempi conservano il nome di Iliei, per quanto somiglino ai Libii nell’aspetto, nell’armatura ed in ogni loro costume di vita”. Come si può osservare questi dati indicano, e si tratta di testimonianze dirette, che ancora nel II secolo dopo Cristo una parte dell’Isola delle montagne (Barbagie e Ogliastra) abitate dagli Iliesi non era affatto pacificata! Non sappiamo se l’editto di Caracalla del 212 d. C., col quale a tutti i sudditi dell’impero e dunque anche ai Sardi fu riconosciuto il diritto di Cittadinanza romana, riuscì a convincere i Barbaricini a desistere dalla loro lotta. Indubbiamente, va detto che Austis fu una fondazione romana, ma questo non basta per sostenere che le regioni montane del Gennargentu furono soggiogate dai Romani. Infatti, è evidente che, con lo stanziamento di propri coloni in zone nevralgiche, i Romani cercarono di frenare le incursioni e le ribellioni degli Iliesi, ma invano. La stessa cosa avvenne più a Sud con la fondazione della colonia dei Patulcenses Campani nel Gerrei per tenere a freno i Gallilenses sarcidanesi, ai limiti della Barbagia di Seulo. Inoltre, il fatto che Forum Traiani (poiCrysopolis, Fordongianus), il presidio militare dei Romani e poi dei Bizantini, fosse ubicato relativamente lontano dalle montagne del Gennargentu indica indirettamente l’esigenza di tenere ai margini il cuore dei Montes Insani, un territorio che occorreva controllare con prudenza e a una certa distanza ancora in età tardo imperiale e bizantina. In ogni caso, come affermano autorevolmente i linguisti, la lingua latina in Barbagia giunse tardi e attraverso un insegnamento dotto, “scolastico”, e non con una graduale propagazione dalle zone vicine. Non di meno arrivò tardi, solo dopo il VI secolo, il Cristianesimo, a seguito di un’intesa con i bizantini.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Le ragioni dell’archeologia non contrastano con i dati della letteratura - Queste sono le notizie, tutt’altro che mitiche, della letteratura antica. I dati archeologici di Sirilò e di Sant’Efis contrastano con esse? A giudicare dai dati finora noti non mi pare. I ritrovamenti di ceramica punica e greca attica evidenziano un fatto incontestabile: le regioni barbaricine non erano refrattarie alle sollecitazioni culturali provenienti dall’esterno, in primo luogo attraverso le altre contrade dell’isola. Tali manufatti, però, non implicano affatto che il Supramonte fosse stato occupato dai Cartaginesi così come la ceramica e gli altri elementi di cultura greca trovati nelle tombe orientalizzanti dell’Etruria non fanno della Toscana una terra militarmente occupata dai Greci nel VII secolo a.C. Lo stesso discorso vale per gli elementi culturali d’età romana.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non ci si deve aspettare che in età romana l’interno dell’isola fosse rimasto fermo culturalmente all’età del Bronzo e del I Ferro! Resistenza non è sinonimo di isolamento anche se gli Iliesi continuavano a parlare una lingua “barbara per i Romani” e peraltro, praticando sistematicamente le razzie si impossessavano delle cose degli altri in terre che un tempo essi possedevano. È più che naturale che al tempo delle conquiste cartaginesi e romane nell’isola il quadro culturale fosse mutato e adattato ai nuovi tempi. Invero, non mi pare che esista al momento alcuna prova archeologica che nel I e II secolo d. C. la resistenza barbaricina degli Iliesi fosse stata domata e che politicamente il Supramonte fosse governato dai Romani. Non mi pare che siano stati trovati elementi probanti come ad esempio qualche iscrizione latina relativa alla fondazione di un municipium o di un tempio dedicato al culto imperiale. Né si possiede alcuna prova, per questo periodo, dell’introduzione della lingua latina nel cuore della Barbagia e certo nessun insediamento delle Barbagie porta un nome di origine romana. Sirilò (che ricorda lo zoonimo Sirilugum di Plinio il Vecchio) non è certo un vocabolo latino e Sant’Efis è un nome cristiano. In conclusione non emergono ragioni plausibili per sostenere che gli storici greci e romani non si fossero accorti che le resistenza sarda era una pura invenzione dei consoli e degli strateghi di Roma!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fino a che mancheranno inoppugnabili sostegni probatori è più che lecito continuare ad affermare che fu un fatto storico, e non un mito, la resistenza dei Sardi nelle grotte (Tiscali ne è un esempio!) e nei luoghi fortificati (ancora da scoprire) ubicati sulle montagne nel cuore delle Barbagie.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-1611310286854131472?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/1611310286854131472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2012/01/la-resistenza-degli-iliesi-un-evento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/1611310286854131472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/1611310286854131472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2012/01/la-resistenza-degli-iliesi-un-evento.html' title='La resistenza degli Iliesi: un evento storico che l’archeologia non smentisce'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-3520846203934511995</id><published>2012-01-11T14:52:00.000-08:00</published><updated>2012-01-12T05:21:30.805-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bibliografia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Uomini illustri'/><title type='text'>Arrivederci Professore...</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6VS0Ja8vhsE/Tw4Uok9bj7I/AAAAAAAAAi0/ZMaS9B4l9VQ/s1600/Coroneo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-6VS0Ja8vhsE/Tw4Uok9bj7I/AAAAAAAAAi0/ZMaS9B4l9VQ/s320/Coroneo.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696513266018914226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Si è spento oggi, mercoledì 11 Gennaio 2012, a causa di un male incurabile il Professor Roberto Coroneo.&lt;div&gt;Studioso di indiscussa fama, docente stimato dai colleghi come dagli alunni, lascia un indelebile impronta nel cuore di chi l'ha conosciuto, come nella ricerca nel campo della storia dell'arte medioevale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La sua lunga bibliografia racconta molto più di quanto qualsiasi mio giudizio possa dire circa la sua competenza e la sua professionalità in materia.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., PER LA CONOSCENZA DELLA SCULTURA ALTOMEDIOEVALE E ROMANICA AD ORISTANO,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;BIBLIOTECA FRANCESCANA SARDA, (II), 1988, 69, 107&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., DUE SCULTURE MEDIOBIZANTINE IN SICILIA: GLI STIPITI DI CEFALÃ¹ E IL PLUTEO DI AGRIGENTO, ANNALI DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(LIV), 1999, 296, 308&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DELLA MONOGRAFIA "JOAN MATES. 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MARIA DI UTA, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XLI), 2001, 355, 369&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DELLA MONOGRAFIA "IL PERGAMO DI GUGLIELMO PER IL DUOMO DI PISA OGGI A CAGLIARI" DI ANNA ROSA CALDERONI MASETTI (PISA, OPERA DELLA PRIMAZIALE, 2000), BOLLETTINO D'ARTE, (109-110), 2000, 147, 159&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., FRA IL PERGAMO DI GUGLIELMO E LA BOTTEGA DI JAUME CASCALLS: ARTE IN SARDEGNA NELLA PRIMA METÀ DEL XIV SECOLO, MEDIOEVO. 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SEBASTIANO A USSANA, STUDI SARDI, (XXVIII), 1989, 379, 394&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;SERRA PB; SERRA R; CORONEO R, S. GIULIANO DI SELARGIUS (CAGLIARI), QUADERNI DELLA SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA PER LE PROVINCIE DI CAGLIARI E ORISTANO, (6), 1989, 236, 241&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO, R., LA BASILICA DI SANT'ANTIOCO, ANNALI. ASSOCIAZIONE NOMENTANA DI STORIA E ARCHEOLOGIA, (10), 2008, 100, 102&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DELLA MONOGRAFIA "LA SARDEGNA BIZANTINA TRA VI E VII SECOLO" DI PIER GIORGIO SPANU (ORISTANO, S'ALVURE, 1998), ARCHIVIO STORICO SARDO, (XL), 1999, 671, 688&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., SULL'ICONOGRAFIA DI ALCUNE SCULTURE SULCITANE ALTOMEDIOEVALI, IN RELAZIONE ALL'EPIGRAFE GRECA DI SANT'ANTIOCO, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XXXVI), 1989, 91, 104&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., GLI AFFRESCHI DI SANT'ANDREA PRIU A BONORVA. NOTA PRELIMINARE, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XLIII), 2003, 9, 37&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., ARCHITETTURA ROMANICA IN SARDEGNA: SCHEDE BIBLIOGRAFICHE, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XL), 1999, 225, 249&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., ALTARI, PILASTRINI E PLUTEI IN SARDEGNA FRA VI E VII SECOLO, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XLII), 2002, 9, 25&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., MARMI EPIGRAFICI MEDIOBIZANTINI E IDENTITÃ  CULTURALE GRECO-LATINA A CAGLIARI NEL SECOLO X, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XXXVIII), 1995, 103, 121&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., PER L'ARREDO MARMOREO MEDIOBIZANTINO DELLA DISTRUTTA CHIESA DI S. SOFIA IN AGRO DI DECIMOPUTZU, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XXXVII), 1994, 29, 50&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., PITTURA IN SARDEGNA DAL IV ALL'VIII SECOLO, ARCHIVIO STORICO SARDO, (XLIV), 2005, 33, 51&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., SCULTURA IN SARDEGNA DAL VII AL IX SECOLO, ANNALI DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI, (LIX), 2004, 25, 38&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., CAPITELLI E MENSOLE IN SARDEGNA FRA IL VI E IL VII SECOLO, ANNALI DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI, (LVIII), 2003, 121, 154&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., ERRORI DURI A MORIRE. APPUNTI SULLA DIDATTICA DELLA STORIA DELL'ARTE MEDIOEVALE PER MEZZO DEI MANUALI, ANNALI DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI, (LV), 2000, 365, 390&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., SCULTURA ALTOMEDIOEVALE IN SARDEGNA. STATUS QUAESTIONIS E RICERCA NEL TERRITORIO, ANNALI DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI, (LIII), 1998, 61, 82&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;SERRA R; CORONEO R, AGGIORNAMENTO BIBLIOGRAFICO A "RAFFAELLO DELOGU, L'ARCHITETTURA DEL MEDIOEVO IN SARDEGNA", ANNALI DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI, (XLVIII), 1990&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DELLA MONOGRAFIA "LA SCULTURA NORMANNO-SVEVA IN CAMPANIA" DI FRANCESCO GANDOLFO (ROMA-BARI, LATERZA, 1999), NAPOLI NOBILISSIMA, (V serie II), 2001, 217, 220&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R; PISTUDDI A, PER IL CATALOGO DELLA SCULTURA ARCHITETTONICA ROMANICA IN SARDEGNA: I PORTALI DI S. MARIA DI UTA (CA), STUDI SARDI, (XXXIII), 2000, 277, 321&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., LE EPIGRAFI MEDIOELLENICHE E LA COMMITTENZA DEI PRIMI GIUDICI DI CAGLIARI, QUADERNI BOLOTANESI, (17), 1991, 321, 332&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., SAN GAVINO DI PORTO TORRES: RECENTI STUDI E NUOVE ACQUISIZIONI, STUDI SARDI, (XXXI), 1998, 369, 398&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., MARMI ROMANI E DECORAZIONI ROMANICHE NELLA CHIESA VITTORINA DI S. PLATANO A VILLASPECIOSA, STUDI SARDI, (XXIX), 1991, 387, 403&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., CHIESE ROMANICHE IN GRANITO DELL'ISOLA D'ELBA, DELLA CORSICA E DELLA SARDEGNA, ÈTUDES CORSES, (62), 2006, 93, 104&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;ROBERTO CORONEO, IL RETABLO DI TONARA. TRE TAVOLE DI UN POLITTICO SARDO DEL XVI SECOLO, STUDI SARDI, (XXXIV), 2009, 327, 352&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., NUOVO FRAMMENTO EPIGRAFICO MEDIOELLENICO A SANT'ANTIOCO, THEOLOGICA &amp;amp; HISTORICA. ANNALI DELLA PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA DELLA SARDEGNA, (XII), 2003, 315, 331&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R; PISTUDDI A, PER IL CATALOGO DELLA SCULTURA ARCHITETTONICA ROMANICA IN SARDEGNA: I PEDUCCI DI S. MARIA DI UTA (CA), STUDI SARDI, (XXXII), 1999, 271, 292&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., VISIONI CATALANE, MEDIOEVO: UN PASSATO DA RISCOPRIRE, (11), 2007, 38, 47&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., IL CULTO DEI MARTIRI LOCALI SATURNINO, ANTIOCO E GAVINO NELLA SARDEGNA GIUDICALE, MÉLANGES DE L'ECOLE FRANÇAISE DE ROME MEFRM. MOYEN-ÂGE, (118-1), 2006, 5, 16&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., LES SCULPTURES DU PORTAIL DE L'ALBERGO CARUSO À  RAVELLO (XIIE SIÈCLE): REMPLOI DES MARBRES OU SURVIVANCE DES MODÈLES?, LES CAHIERS DE SAINT-MICHEL DE CUXÀ, (XXXVI), 2006, 59, 62&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DEL VOLUME MISCELLANEO "LA SCULTURA DI ETÀ  NORMANNA TRA INGHILTERRA E TERRASANTA. QUESTIONI STORIOGRAFICHE", A CURA DI MARIO D'ONOFRIO, ARISTEO. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI. QUADERNI DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE ARCHEOLOGICHE E STORICO-ARTISTICHE, (I), 2004, 380, 387&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DELLA MONOGRAFIA "L'ARTE PALEOCRISTIANA. VISIONE E SPAZIO DALLE ORIGINI A BISANZIO" DI MARIA ANTONIETTA CRIPPA, MAHMOUD ZIBAWI, ARISTEO. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI. QUADERNI DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE ARCHEOLOGICHE E STORICO-ARTISTICHE, (I), 2004, 375, 379&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., CAPITELLI D'IMPORTAZIONE ORIENTALE IN SARDEGNA FRA LA METÀ  DEL V E LA METÀ DEL VI SECOLO, ARISTEO. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI. QUADERNI DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE ARCHEOLOGICHE E STORICO-ARTISTICHE, (I), 2004, 263, 280&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., RECENSIONE DEL CATALOGO DELLA MOSTRA "CORSICA CHRISTIANA. 2000 ANS DE CHRISTIANISME" NEL MUSÉE RÉGIONAL D'ANTHROPOLOGIE DE CORSE A CORTE, RIVISTA DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA, (LXXVII), 2001, 587, 603&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., ARCHITETTURA ROMANICA DALLA METÀ  DEL MILLE AL PRIMO '300 (STORIA DELL'ARTE IN SARDEGNA), ILISSO EDIZIONI, 1993&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., SCULTURA MEDIOBIZANTINA IN SARDEGNA, POLIEDRO, 2000&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., CHIESE ROMANICHE DELLA CORSICA. ARCHITETTURA E SCULTURA (XI-XIII SECOLO), EDIZIONI AV, 2006, 224&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., CHIESE ROMANICHE DELLA SARDEGNA. ITINERARI TURISTICO-CULTURALI, EDIZIONI AV, 2005&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., SCULTURA ALTOMEDIEVALE IN ITALIA, EDIZIONI AV, 2005&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO, R., STORIA DELL'ARTE MEDIEVALE IN SARDEGNA. INTRODUZIONE ALLO STUDIO, CUEC, 2008&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., INSEGNA DI PELLEGRINAGGIO ROMEO, LE MEDAGLIE PONTIFICIE DEGLI ANNI SANTI. LA SARDEGNA NEI GIUBILEI, AMILCARE PIZZI, 2000&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., PREFAZIONE, PITTURA SARDA DEL QUATTRO-CINQUECENTO, ILISSO EDIZIONI, 2000&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., FRAMMENTI SCULTOREI DAL VI ALL'XI SECOLO, SANT'ANTIOCO. LE CATACOMBE. LA CHIESA MARTYRIUM. I FRAMMENTI SCULTOREI, STEF, 1989, 121, 183&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;CORONEO R., L'ARTE DELLA SARDEGNA GIUDICALE, STORIA DELLA SARDEGNA, EDITORI LATERZA, (2), 2002, 100, 118&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-3520846203934511995?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/3520846203934511995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2012/01/arrivederci-professore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/3520846203934511995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/3520846203934511995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2012/01/arrivederci-professore.html' title='Arrivederci Professore...'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-6VS0Ja8vhsE/Tw4Uok9bj7I/AAAAAAAAAi0/ZMaS9B4l9VQ/s72-c/Coroneo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-2142251816680397673</id><published>2011-08-31T14:47:00.001-07:00</published><updated>2011-08-31T14:52:23.830-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Etruschi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Navigazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuragici'/><title type='text'>Dai Nuragici agli Etruschi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-h9tv6Tk_ChY/Tl6srhYhwiI/AAAAAAAAAdI/uJxupHTJBok/s1600/navi%2Bdi%2Bbronzo.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 319px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-h9tv6Tk_ChY/Tl6srhYhwiI/AAAAAAAAAdI/uJxupHTJBok/s400/navi%2Bdi%2Bbronzo.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647140846464778786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size:13.5pt; line-height:115%;font-family:&amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;color:black;background: #F7F7F7"&gt;&lt;b&gt;Navi di Bronzo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 18px; line-height: 20px; background-color: rgb(247, 247, 247); "&gt;In Toscana, nell'ambito dell'XI edizione de "Le Notti dell’Archeologia”, che quest'anno ha come tema "Le acque degli Antichi", il museo civico archeologico "Isidoro Falchi" di Vetulonia presenta la mostra “Navi di bronzo. Dai Santuari nuragici ai Tumuli etruschi di Vetulonia".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: rgb(247, 247, 247); background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; "&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Il tema delle acque (risorsa idrica, spazio e strumento di dialogo commerciale e culturale) è lo sfondo ideale per un'esposizione che si incentra sui contatti fra civiltà ed etnie differenti e sugli scambi intrapresi fra l’etrusca Vetulonia e la Sardegna sin dall’Età del Bronzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;La mostra indaga in particolare la complessa trama di rapporti fra la fascia costiera peninsulare toscana e la terra dei Sardi per evidenziare e chiarire il ruolo della componente nuragica e il peso della marineria vetuloniese nella distribuzione di oggetti importati e prodotti nei primi secoli dell’Età del Ferro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Fulcro tematico e perno scenografico dell’esposizione sono le barchette bronzee. "Reperti che - spiega la direttrice del Museo di Vetulonia, Simona Rafanelli - possono a tutti gli effetti essere considerate la prima evidenza che collega la Sardegna nuragica al mare e Vetulonia alla Sardegna e al mare e che rappresentando idealmente una serie di ideogrammi che raccontano la storia incrociata dei due popoli del Mediterraneo”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Chiave di lettura dell'esposizione sono le categorie ideali del&lt;b&gt;mare&lt;/b&gt;, dell’&lt;b&gt;acqua&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;e del&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;&lt;b&gt;vino&lt;/b&gt;. A questo alludono infatti le navicelle (tradizionalmente interpretate quali lucerne o brucia profumi, che riproducono imbarcazioni ornate da protomi zoomorfe) e le fiaschette di tipo cipriota (riprodotte in miniatura negli omonimi pendagli bronzei) e le brocchette a collo obliquo e ventre arrotondato (che contenevano la preziosa bevanda, vero e proprio status symbol delle aristocrazie etrusche). C'è poi la classe delle&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;&lt;b&gt;armi e oggetti dell'ornamento personale&lt;/b&gt;rappresentati, nella forma simbolica di amuleto, da “faretrine” e bottoni nuragici. Reperti che si intrecciano e convivono all’interno di un itinerario che, per quanto riguarda la distribuzione dei materiali, esula volontariamente da una netta distinzione fra isola e continente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Il percorso espositivo si ispira al tema più generale dell’eterno flusso e riflusso delle onde del mare, snodandosi attraverso un intricato sistema di realtà e simbolo, di allusioni e rimandi, di importazioni e riproduzioni e guidando il visitatore alla conoscenza di quegli oggetti che rappresentano il lascito materiale di una stretta relazione fra comunità etrusche ed isolane che risale a un’epoca remota e che coniuga gli estremi di un rapporto capace di promuovere dinamiche di sviluppo, crescita e integrazione culturale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Per sottolineare la particolare dialettica instauratasi fra le città dell’Etruria settentrionale costiera e le principali isole del Tirreno. Al termine del circuito di visita, una sezione specifica è riservata all'unica città etrusca sorta sul mare: Populonia. Su questo tema, in ottobre, è previsto il Convegno di Studi Etruschi e Italici incentrato sui rapporti fra la città sul Golfo di Baratti e la Corsica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Chiude la mostra il forte segno iconico del Tridente della tomba a Circolo di Vetulonia, per rappresentare una sorta di “passaggio di testimone” del dominio sul mare dalla Sardegna nuragica dell’Età del Bronzo alle città etrusche della costa tirrenica, prima fra tutte Vetulonia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;&lt;b&gt;Le navicelle nuragiche&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Le barchette bronzee sono la prima evidenza che collega la Sardegna nuragica al mare e Vetulonia alla Sardegna e al mare. Le ‘barchette’ o ‘navicelle’ sono un prodotto caratteristico della civiltà nuragica e costituiscono un eccezionale documento che ci parla di un vasto mondo di conoscenze: carpenteria navale, rotte, commerci, organizzazione sociale ed economica senza dimenticare la loro valenza quale segno di prestigio e potere che solo può spiegare la conservazione in luoghi ed epoche anche molto lontane, rispetto a quella della fabbricazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Questi reperti si ritrovano frequentemente nella penisola in corredi funebri (soprattutto a Vetulonia) e in ripostigli dell’Etruria tirrenica ma anche oltre, nella Campania villanoviana ed in Calabria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Ognuna di queste navicelle non solo è un’opera di raffinato artigianato artistico e un oggetto prezioso e sacro, ma è anche un racconto e un messaggio che segue schemi e stilemi ricorrenti e dunque perfettamente comprensibili ai contemporanei quanto lo sono per noi sigle e stemmi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Oggetto di dono tra capi o tra individui eminenti, le navicelle sono simbolo degli scambi commerciali e dei rapporti personali. Ma c’è di più. Esse potrebbero essere il segno dell’acquisizione di costumi esotici, di rituali stranieri da parte delle elites villanoviane per via del prestigio che esse dovevano presentare ai loro occhi. E' questo il caso delle fiaschette, ove testimoniano il costume di assumere bevande di tipo alcolico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Oggetti caricati di valore simbolico e sacrale che in Sardegna sono presenti esclusivamente in contesti santuariali (pozzi sacri e templi), le navicelle bronzee, in Etruria, provengono da corredi tombali. A testimoniare ancora una volta come le forme di tesaurizzazione fino alla piena età Orientalizzante (VII sec. a.C.) fossero esclusivamente di tipo privatistico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Sulla base dei dati archeologici e metallurgici e dello studio delle costruzioni navali antiche, la produzione delle barchette nuragiche si colloca all’apogeo della Civiltà Nuragica, nella piena padronanza delle risorse interne ed esterne che hanno determinato la presenza riconosciuta e ‘qualificata’ della Sardegna sulle rotte commerciali del Mediterraneo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Così come i modellini di nuraghe (frequentissimi in pietra e in bronzo ed in dimensioni da scultoree a miniaturistiche) rappresentano sia il monumento che la comunità che lo aveva prodotto, anche i modellini di nave simboleggiano sia la nave cheil gruppo sociale che nei commerci, nella marineria e molto probabilmente anche nella pirateria, traeva il sostentamento per sé e per coloro che restavano a terra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Il richiamo a terra, costante in Ulisse e nei suoi compagni, che in tutte le traversìe mantenevano il senso della loro identità e la tensione continua al “ritorno”, appare raffigurato, nelle navicelle, dal giogo di buoi, volto sempre verso la poppa come nelle barchette da Meana e dalla Tomba del Duce di Vetulonia, dalla protome bovina a prua, spesso riconoscibile dalle sferette sulla punta delle corna, come in una delle barchette dalla Tomba delle Tre Navicelle, dalle colonnine che rappresentano modellini di nuraghe come nell’‘albero’ di navicella da Furtei, dagli animali terrestri, come le volpi o i cani sulla barchetta da Meana, talvolta composti in scenette di caccia, come i due cani con il cinghiale sulla navicella dalla Tomba del Duce di Vetulonia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;Prezioso documento della signoria nuragica dell’età del bronzo finale (al tempo stesso metallurgica, navale e commerciale) non stupisce infine che in questi oggetti permanesse una forte valenza simbolica anche in epoca avanzata ed in ambito tirrenico, cosa che spiega la lunga tesaurizzazione di questi manufatti anche presso i discendenti (a Vetulonia, che del mondo nuragico ha raccolto le più vive ed importanti tradizioni, finivano come arredo di tombe principesce oppure divenivano offerta sacra in santuari portuali come Gravisca, Capo Colonna, Porto di Ostia).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 13.5pt; line-height: 115%; "&gt;“D’altra parte – conclude Simona Rafanelli – come si è già osservato, se i primi imperatori romani hanno voluto far risalire ad Enea e a Venere la propria stirpe, perché mai i principi vetuloniesi potevano esitare a richiamare fra i propri avi i mitici guerrieri, navigatori e pirati del Popolo delle Torri?”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 18px; line-height: 20px; background-color: rgb(247, 247, 247); "&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.archeologia.it/detail.asp?IDSezione=1&amp;amp;IDN=2051"&gt;Articolo di Valerio Giovannini&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-2142251816680397673?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/2142251816680397673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/08/in-toscana-nellambito-dellxi-edizione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2142251816680397673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2142251816680397673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/08/in-toscana-nellambito-dellxi-edizione.html' title='Dai Nuragici agli Etruschi'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-h9tv6Tk_ChY/Tl6srhYhwiI/AAAAAAAAAdI/uJxupHTJBok/s72-c/navi%2Bdi%2Bbronzo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-2736088044221892978</id><published>2011-03-02T07:30:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T02:08:06.449-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubens D&apos;Oriano'/><title type='text'>«Il villaggio nuragico di Ploaghe cancellato dal nastro d'asfalto»</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-YpYBFxVis4I/TXILagGQJQI/AAAAAAAAAcM/eETtYQnXpSo/s1600/jpg_3576905.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://lh5.googleusercontent.com/-YpYBFxVis4I/TXILagGQJQI/AAAAAAAAAcM/eETtYQnXpSo/s320/jpg_3576905.jpg" width="251" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;SASSARI. &lt;/b&gt;È il primo, in sala, a dire che c'è qualcosa  che non va. Rubens D'Oriano, archeologo, parla in rappresentanza della  Soprintendenza ai beni archeologici. E difende «un patrimonio collettivo  sul quale un intervento come questo inevitabilmente va a incidere». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa  una premessa: «La legge 163 del 2006 stabilisce che i progetti delle  opere pubbliche debbano essere trasmessi alla Soprintendenza in fase  preliminare, in modo da consentire i sopralluoghi nel territorio». Poi  aggiunge: «Questa fase, per quanto riguarda i lotti zero e uno, non è  stata ancora completato». Significa che, al momento, la Soprintendenza  non ha in mano un quadro completo, dunque non può dire quanto impatta la  strada, complessivamente, sul patrimonio archeologico della zona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per  ora, l'unica certezza riguarda un villaggio nuragico a Ploaghe: il  sopralluogo ha consentito di verificare che verrebbe in parte cancellato  dal nuovo nastro d'asfalto. Per questo D'Oriano, chiamato a esprimere  un parere favorevole o contrario al progetto, spiega che «sarebbe meglio  approfondire, fare ulteriori verifiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per, eventualmente,  modificare il tracciato per tutelare i beni già rilevati e quelli che  potranno emergere. Perché - sottolinea - da parte mia non c'è alcuna  volontà di ostacolare la realizzazione di un'opera pubblica  fondamentale. Ma i sopralluoghi sui territori sono fondamentali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio  Scalamandrei, dirigente dell'Anas, invita a fare presto: «Vorrei che  gli studi archeologici si concludessero entro marzo, prima dei bandi, in  modo da pianificare interventi aggiuntivi e darne comunicazione alle  imprese». D'Oriano è soddisfatto, ma i tempi sono stretti, difficilmente  saranno rispettati. Forse però almeno il villaggio nuragico potrà  essere salvato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo di Silvia Sanna,&lt;br /&gt;Da la nuova Sardegna&lt;br /&gt;http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/02/news/il-villaggio-nuragico-di-ploaghe-cancellato-dal-nastro-d-asfalto-3576904&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-2736088044221892978?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/2736088044221892978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/03/il-villaggio-nuragico-di-ploaghe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2736088044221892978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2736088044221892978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/03/il-villaggio-nuragico-di-ploaghe.html' title='«Il villaggio nuragico di Ploaghe cancellato dal nastro d&apos;asfalto»'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh5.googleusercontent.com/-YpYBFxVis4I/TXILagGQJQI/AAAAAAAAAcM/eETtYQnXpSo/s72-c/jpg_3576905.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-832365894890525830</id><published>2011-03-01T02:34:00.000-08:00</published><updated>2011-03-01T03:17:32.999-08:00</updated><title type='text'>Cabras, depredato dai tombaroli il nuraghe di Sa piscina arrubia</title><content type='html'>&lt;b&gt;CABRAS.&lt;/b&gt; L'obiettivo era facile come pochi. I tombaroli che hanno preso di mira il piccolo (e dimenticato) complesso nuragico di Sa piscina arrubia hanno lavorare in tutta tranquillità, protetti dall' oscurità della notte, e al riparo da occhi indiscreti. Molto probabilmente lo scavo è andato avanti per parecchio tempo, tanto che gli intrusi sono riusciti a penetrare nella terra accumulata all' interno della torre principale per almeno un metro e mezzo di profondità.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-LOK0ZyIk3Tg/TWzVlahKCmI/AAAAAAAAAcE/O1a0qBgxYj4/s1600/jpg_3567359.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="https://lh4.googleusercontent.com/-LOK0ZyIk3Tg/TWzVlahKCmI/AAAAAAAAAcE/O1a0qBgxYj4/s1600/jpg_3567359.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sul posto, ieri, c'erano ancora alcuni degli attrezzi utilizzati per lo scavo: una pertica di metallo, per sondare il terreno, e una coppia di secchi, utili per rimuovere i detriti accumulati nel corso del lavoro. Impossibile stabilire con esattezza cosa abbiano trovato.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La parte visibile del nuraghe è solo la cima del complesso, il resto, come fosse un iceberg, è sepolto sotto metri di terra compattata nei millenni. Una situazione comune a molti dei circa cento nuraghi censiti nella penisola del Sinis. Una particolarità, unita allo scarso controllo, che fa di questo territorio la meta più ambita dai tombaroli. Sono in tanti a battere a tappeto il Sinis alla ricerca di preziosi reperti da piazzare sul mercato nero. D'altra parte, la zona, soprattutto durante la notte, è terra di nessuno. Gli unici habituè sono per lo più ladri e ladruncoli che prendono di mira le tante aziende agricole e quelli che, appunto, vanno alla ricerca del loro personalissimo "Santo Graal".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuraghe di Sa piscina arrubia non fa eccezione, nonostante sia visibile anche dalla strada provinciale che conduce a Is Aruttas l'affascinate complesso nuragico, dotato anche di una piscina naturale, alla quale si deve il nome, è frequentato da incoscienti, piuttosto che emuli, di Indiana Jones. Infatti, la tenuta statica del nuraghe è compromessa dal tempo e dall'incuria dell' uomo e il pericolo di crollo è più che una semplice eventualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un rischio, quello di finire sepolti, sottolineato dalla dottoressa Carla del Vais, archeologa e curatrice del museo civico di Cabras, che ieri sera ha effettuato un sopralluogo. «Per il momento posso solo dire che non si tratta di uno scavo autorizzato, anche perché il complesso potrebbe crollare da un momento all'altro e le tecniche utilizzate dagli esperti sarebbero state molto diverse», ha detto l'archeologa che ha aggiunto, «i tombaroli potrebbero essere persone del tutto improvvisate, il nuraghe in questione è uno tra i meglio conservati e conosciuti. E' improbabile ora possa riaffiorare qualcosa di particolarmente prezioso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i ladri si accontentano anche di oggetti non necessariamente rarissimi convinti comunque di emulare Heinrich Schliemann, il ricco commerciante tedesco appassionato di archeologia che per primo si imbattè nelle rovine di Troia e nel tesoro di Priamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Claudio Zoccheddu&lt;br /&gt;dal sito della Nuova Sardegna (All rights reserved-Tutti i diritti riservati)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/01/news/cabras-depredato-dai-tombaroli-il-nuraghe-di-sa-piscina-arrubia-3567310"&gt;http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/01/news/cabras-depredato-dai-tombaroli-il-nuraghe-di-sa-piscina-arrubia-3567310&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-832365894890525830?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/832365894890525830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/03/cabras-depredato-dai-tombaroli-il.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/832365894890525830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/832365894890525830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/03/cabras-depredato-dai-tombaroli-il.html' title='Cabras, depredato dai tombaroli il nuraghe di Sa piscina arrubia'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-LOK0ZyIk3Tg/TWzVlahKCmI/AAAAAAAAAcE/O1a0qBgxYj4/s72-c/jpg_3567359.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-666175521943331655</id><published>2011-01-16T13:12:00.000-08:00</published><updated>2011-01-16T13:16:06.240-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi complessi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghe Diana'/><title type='text'>Qualche speranza per il Nuraghe Diana?</title><content type='html'>Flebili speranze per il nuraghe Diana. Dopo roboanti articoli giornalistici in cui si riempiva la bocca di tante buone promesse, ecco il risultato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/28?s=1&amp;amp;v=9&amp;amp;c=88&amp;amp;c1=88&amp;amp;id=23187"&gt;Sito regione Sardegna&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-666175521943331655?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/666175521943331655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/01/qualche-speranza-per-il-nuraghe-diana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/666175521943331655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/666175521943331655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2011/01/qualche-speranza-per-il-nuraghe-diana.html' title='Qualche speranza per il Nuraghe Diana?'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-2505431118703543723</id><published>2010-12-13T01:32:00.000-08:00</published><updated>2010-12-13T04:32:14.433-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='siti archeologici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Archeologia Romana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rinvenimenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Salvaguardia dei beni archeologici'/><title type='text'>Turris, eterno cantiere con il mosaico di Orfeo sepolto sotto la sabbia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TQYSPO3RkfI/AAAAAAAAAa8/n1Bmgy9NWNw/s1600/9608-12.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 273px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TQYSPO3RkfI/AAAAAAAAAa8/n1Bmgy9NWNw/s400/9608-12.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5550143643677987314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;     &lt;div class="boxMainTesto"&gt;        Le Pompei sarde. I siti archeologici dell'isola e i pericoli di  degrado: il viaggio comincia dall'antica Porto Torres.Gli antichi  decumani di Nora sono lastricati di buone intenzioni. Perché a parole  tutti si preoccupano per lo stato in cui versa la "Pompei sarda".  Intanto il tempio di Esculapio è ancora appoggiato nel vuoto. E il  promontorio che si stende alla fine della Strada Trionfale continua a  franare. Un po' più a ovest, il sindaco di Sant'Antioco Mario Corongiu è  furibondo con il governo. "Senza i fondi per le opere di consolidamento  - tuona - la necropoli non può essere visitata". Ma se Sulki piange,  Tharros non ride. E così Porto Torres con i suoi tesori.&lt;br /&gt;Nell'antica Turris Libisonis il ponte romano che scavalca il Rio  Mannu sin dai tempi di Augusto e Tiberio ne ha visto davvero di tutti i  colori. Lungo 135 metri e poggiato su sette arcate decrescenti, fu  costruito per collegare il municipio di Karales con il porto  dell'importante colonia del nord Sardegna, seguendo grosso modo il  tracciato dell'odierna statale Carlo Felice. Nonostante lo scorrere dei  millenni ha retto orgogliosamente all'indifferenza di chi sino a pochi  anni fa, dopo aver cosparso di asfalto il basamento originale in  trachite, lo utilizzava addirittura come passaggio per i mezzi pesanti  diretti alla zona industriale di Fiume Santo.&lt;br /&gt;Ora, grazie a un  progetto del 2009 finanziato in parte con i fondi del Comune e in parte  con soldi dell'Unione europea, sta lentamente tornando allo splendore  voluto degli antichi architetti. Ma rarissimi cartelli stradali indicano  dove si trova, quasi si volesse nascondere al mondo tanta rara  bellezza. E se da un lato è completamente coperto alla vista dal moderno  ponte Vespucci (già restaurato chissà quante volte), guardandolo da  sud-est non si può fare a meno di inquadrarlo nell'inquietante skyline  della centrale petrolchimica: un susseguirsi di cisterne e ciminiere che  fa riflettere.&lt;br /&gt;Il ponte romano, dunque, è stato un po' il simbolo  dell'incuria di cui sono tuttora vittime i tesori archeologici della  zona. Perché Porto Torres, conosciuta dai villeggianti soltanto come  attracco per raggiungere le varie località turistiche sarde, è  potenzialmente un polo d'attrazione culturale. Per convincersene basta  dare un'occhiata a quello che potrebbe diventare un invidiabile parco  archeologico. L'impressione, però, è che sia ancora tutto da fare. O  quasi. Divisa in due frazioni (una di competenza demaniale e una di  competenza locale) la parte cantieristica dell'impianto urbano emerso  dagli scavi della vecchia Turris non è di fatto visitabile da sette  anni.&lt;br /&gt;Sporcizia, erba alta, mezzi meccanici abbandonati, capannoni  e materiale edilizio colpiscono l'occhio almeno quanto le terme  centrali conosciute come "il palazzo di Re Barbaro" o le strade che lo  costeggiano, ai lati delle quali c'erano le tabernae, ossia i negozi e  le botteghe artigiane. Finito? Macché. Sostanzialmente celato  all'umanità resta anche il criptoportico. E ancora il frigidarium, con  due vasche destinate ai bagni d'acqua fredda. Per non parlare di uno dei  "pezzi" più pregiati di tutta l'area archeologica, lo straordinario  mosaico di Orfeo, scoperto e quasi subito ricoperto di terra per totale  mancanza di fondi.&lt;br /&gt;"Tuttavia - spiega Antonietta Boninu, direttore  archeologico della Sovrintendenza - un progetto già in corso prevede  proprio la protezione fisica dei mosaici, mentre altri progetti sono in  programma sempre per il restauro di mosaici e affreschi". Un deciso  passo avanti. "Sono convinta che una buona sinergia tra Comune e  Sovrintendenza possa sortire ottimi frutti", conclude l'esperta.  Nell'attesa i quattro giovani operatori della cooperativa di servizi  culturali "L'Ibis", impiegati nell'area archeologica attendono a braccia  incrociate che qualcuno bussi all'ingresso. "In realtà - spiega  Giancarlo Pinna, appassionato di archeologia e presidente  dell'associazione "Turris Bisleonis" - le guide potrebbero accompagnare i  turisti a vedere l'Antiquarium, un piccolo museo ricco di pezzi  sorprendenti. Ma quando i curiosi scoprono che l'area archeologica è  interdetta girano i tacchi e se ne vanno". Verissimo....continua su&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/turris-eterno-cantiere-con-il-mosaico-di-orfeo-sepolto-sotto-la-sabbia/2935538/2        &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-2505431118703543723?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/2505431118703543723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/12/turris-eterno-cantiere-con-il-mosaico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2505431118703543723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2505431118703543723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/12/turris-eterno-cantiere-con-il-mosaico.html' title='Turris, eterno cantiere con il mosaico di Orfeo sepolto sotto la sabbia'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TQYSPO3RkfI/AAAAAAAAAa8/n1Bmgy9NWNw/s72-c/9608-12.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-2295888109012802266</id><published>2010-12-03T06:10:00.000-08:00</published><updated>2012-01-15T02:17:05.000-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Teorie sui Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuragici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi-fortezze'/><title type='text'>Il Feudalesimo Nuragico</title><content type='html'>&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TPkEujWibhI/AAAAAAAAAZs/RYnYqdypxIk/s1600/piantina_santu_antine_torr.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TPkEujWibhI/AAAAAAAAAZs/RYnYqdypxIk/s1600/piantina_santu_antine_torr.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Ma che bel castello!&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimamente ho notato che su "Leonardo" il Tg delle scienze, si sta parlando spesso e volentieri di Sardegna.&lt;br /&gt;Ciò non può che farmi felice, sia che si parli dei pellicani "ospiti" a Molentargius, che di Nuraghi.&lt;br /&gt;Infatti in quest'ultimo servizio (andato in onda pochi minuti fa) si è discusso sulle eccezionali capacità dei nuragici come architetti.&lt;br /&gt;Tutto giusto ho pensato io. Si è discusso delle "solite teorie" ma almeno per mezzo minuto un pò d'Italia ha visto e sentito parlare di Nuraghes. Fosse sempre così! &lt;span style="font-style: italic;"&gt;A cabonu mannu!&lt;/span&gt;*&lt;br /&gt;Tuttavia, l'unica cosa che mi ha veramente colpito nel discorso è l'interpretazione della società nuragica che è stata data (oltre alla datazione proposta per la stessa; 1800 a.C. - 400 a.C. !).&lt;br /&gt;Essendo i nuraghi dei castelli, essendo così capillarmente diffusi sul territorio...la società nuragica era essenzialmente feudale!&lt;br /&gt;Tombola!&lt;br /&gt;Questa bestemmia, sparata in modo così leggero, è invece un argomento di una complessità mostruosa, tutt'altro che facilmente risolvibile.&lt;br /&gt;Dov'è il problema? Tutto è basato sulla funzione del nuraghe. Il nuraghe è un castello. I nuragici erano dei feudatari. Semplice!&lt;br /&gt;Il gioco non funziona così. Spiacente.&lt;br /&gt;Non sappiamo la funzione dei nuraghes, dunque qualsiasi ragionamento basato sulla finalità (ripeto ignota) di queste strutture, è decisamente azzardato.&lt;br /&gt;L'interpretazione della società nuragica sulle strutture è ancora troppo arretrata per poter dare risposte anche lontanamente indicative.&lt;br /&gt;Il nuraghe è un tempio, tutti i nuragici erano un popolo di lotofagi lobotomizzati.&lt;br /&gt;Il nuraghe è un castello, la civiltà nuragica era una moltitudine di mini staterelli con migliaia e migliaia di bellicosi re che passavano il tempo ad ammazzarsi l'un l'altro (ma come facevano allora ad aver tempo per costruire nuraghes?).&lt;br /&gt;Il nuraghè è un silos, i nuragici passavano il tempo a coltivare il grano o ad ammassare i propri beni dentro queste banche megalitiche. Tanti piccoli &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;erluschini!&lt;br /&gt;Il Nuraghe è un simbolo, i nuragici non avevano nulla da fare tutto il giorno ed ammazzavano la noia tirando su torri di migliaia di tonnellate.&lt;br /&gt;E via dicendo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appare dunque ovvio che un interpretazione più vicina alla verità potrà ottenersi soltanto:&lt;br /&gt;-scavando questi benedetti nuraghes (tanti però!)&lt;br /&gt;-facendo in ogni scavo tutte le analisi del caso (esame palinologico, paleofaunistico, osteologico, stratigrafia, analisi al carbonio, spettrografia di massa...ecc!)&lt;br /&gt;-stipendiando almeno un archeologo per comune, in modo da avere un censimento ufficiale, totale e definitivo di quante siano queste strutture!&lt;br /&gt;-studiando i ritrovamenti, le strutture, accettando questa tanto decantata multidisciplinarietà (archeoastronomia, etnografia, archeometallurgia, et cetera!) e non andare avanti con il paraocchi e a testa bassa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E via dicendo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per ora le ipotesi proposte son panzane meditate a tavola, di fronte ad un buon &lt;i&gt;procceddu&lt;/i&gt; arrosto.&lt;br /&gt;Chiacchere al vento!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e questo è quanto...&lt;br /&gt;Meditate gente, meditate!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;span style="font-style: italic;"&gt;magari!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-2295888109012802266?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/2295888109012802266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/12/il-feudalesimo-nuragico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2295888109012802266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2295888109012802266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/12/il-feudalesimo-nuragico.html' title='Il Feudalesimo Nuragico'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TPkEujWibhI/AAAAAAAAAZs/RYnYqdypxIk/s72-c/piantina_santu_antine_torr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-590772560736177755</id><published>2010-11-15T15:25:00.000-08:00</published><updated>2010-11-15T15:29:41.356-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='siti archeologici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Salvaguardia dei beni archeologici'/><title type='text'>L'abbandono di Monte d'Accoddi</title><content type='html'>&lt;div id="us_ColonnaCentrale_box_occhiello" class="grigio404 fl_left largo_100per100"&gt;                 &lt;h4 id="us_ColonnaCentrale_preocchiello"&gt;Sassari. &lt;/h4&gt;                 &lt;h3 id="us_ColonnaCentrale_occhiello"&gt;La denuncia della Commissione comunale cultura: il sito è abbandonato&lt;/h3&gt;             &lt;/div&gt;&lt;h1 id="us_ColonnaCentrale_titolo" class="hht-space fl_left largo_100per100"&gt;La vergogna di Monte d'Accoddi&lt;/h1&gt;                               &lt;div id="box_testo" class="articolo bordo_sup_grigio ht-space grigio404 font16 interlinea24 georgia"&gt;             &lt;div id="us_ColonnaCentrale_data_pubblicazione" class="blu arial font12 bold hhb-space "&gt;"Domenica 15 novembre 2009&lt;/div&gt;                                      &lt;div class="ht-space"&gt;                                  &lt;span id="testo_articolo"&gt;                     &lt;span id="us_ColonnaCentrale_capoverso_container"&gt;                         &lt;span id="capoverso" class="capoverso font40 interlinea44 hht-space hhr-space blu"&gt;                             &lt;span id="us_ColonnaCentrale_capoverso_txt"&gt;N&lt;/span&gt;                         &lt;/span&gt;                       &lt;/span&gt;                                                    &lt;span id="us_ColonnaCentrale_testo" class="georgia"&gt;uraghi  assediati da capannoni industriali, domus de janas trasformate in  discariche, i resti dell'acquedotto romano dimenticati e l'altare  preistorico di Monte d'Accoddi, il più importante complesso megalitico  del Mediterraneo, ignorato dai visitatori semplicemente perché non  esistono indicazioni turistiche per segnalarlo.&lt;br /&gt;È questa la cartella  clinica del sistema archeologico di Sassari, tracciata ieri a Palazzo  Ducale dalla commissione Cultura, presieduta dal Michele Pinna.  Centottanta siti sparsi nel territorio comunale e in gran parte  abbandonati a se stessi.&lt;br /&gt;La situazione è stata descritta alla  commissione dallo storico sassarese, Francesco Ledda. Il primo dato  preoccupante riguarda il sito di Monte d'Accoddi.&lt;br /&gt;«Nell'arco di  pochi anni il numero di visitatori dell'altare di Monte d'Accoddi si è  ridotto del settanta per cento. Prima si registravano 16mila presenze  l'anno, ora si arriva a stento alle 5 mila», ha spiegato Ledda.&lt;br /&gt;«I  motivi sono la scarsa pubblicità di cui gode il monumento archeologico.  Sulla strada 131 i cartelli indicatori sono quasi invisibili, mentre  sulla Camionale, dove si è spostata una grossa mole del traffico  automobilistico, i cartelli mancano del tutto».&lt;br /&gt;In questo modo il  sito su cui sorge l'altare preistorico per cui la Fondazione Antonio  Segni ha richiesto all'Unesco l'inserimento fra i beni riconosciuti come  patrimonio dell'umanità, resta del tutto anonimo alle frotte di turisti  che d'estate trascorrono le vacanze nel nord Sardegna.&lt;br /&gt;Ma le vere note dolenti arrivano dall'immensa mappa archeologica del territorio sassarese.&lt;br /&gt;Si  va dai nuraghe Li Luzzani e Giagamanna, enclavi archeologiche nella  zona industriale di Predda Niedda (il primo è abbandonato e ricoperto di  macchia mediterranea, il secondo non è mai stato oggetto di scavi e si  sta sgretolando), alle domus de janas di Li punti, alle tombe dei  giganti di Molafà, anche queste abbandonate al proprio destino, fino ai  resti dell'acquedotto romano che approvvigionava l'antica Turris  Libyssonis: esistono chilometri di tracce che rischiano di crollare (per  esempio a Tana di lu mazzoni), sparse per le campagne attorno a  Sassari, fino a Porto Torres.&lt;br /&gt;«È necessaria una importante campagna  di scavi per salvaguardare queste testimonianze storiche» ha chiuso  Michele Pinna, «ma Sassari siamo abituati a un modello culturale  dell'effimero, manca una coscienza culturale dell'identità». E gli  stanziamenti nei bilanci pubblici sono sempre più esigui. ( &lt;i&gt;v. g.&lt;/i&gt; )"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'unione Sarda del 15/11/2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Pensate che a distanza di UN ANNO possa esser cambiato qualcosa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                 &lt;/span&gt;             &lt;/div&gt;                     &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-590772560736177755?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/590772560736177755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/11/labbandono-di-monte-daccoddi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/590772560736177755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/590772560736177755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/11/labbandono-di-monte-daccoddi.html' title='L&apos;abbandono di Monte d&apos;Accoddi'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-6475394855311382204</id><published>2010-10-16T04:53:00.000-07:00</published><updated>2010-10-16T04:57:36.557-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Normative'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tombaroli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rinvenimenti'/><title type='text'>Ecco perchè non ha senso la normativa Inglese sui beni archeologici</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TLXYel6nD2I/AAAAAAAAAYo/pbQ51fd2tFA/s1600/39589_162250920459797_139483296069893_467957_5633101_n.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5527562137752768354" src="http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TLXYel6nD2I/AAAAAAAAAYo/pbQ51fd2tFA/s400/39589_162250920459797_139483296069893_467957_5633101_n.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 345px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 392px;" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andando per campi con un metal detector alla ricerca di monete, un cacciatore di tesori inglese ha fatto una eccezionale scoperta  archeologica: un elmo da cavalleria romano completo di maschera  facciale. Il copricapo raffigura il volto di un giovane dagli occhi  ieratici e risale a circa 2.000 anni fa. Secondo gli esperti era un  oggetto cerimoniale, da indossare in parata come suggerisce &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Arriano di  Nicomedia&lt;/span&gt; in un trattato militare dell'epoca dell'imperatore Adriano,  non una protezione per un soldato in combattimento. La scoperta è  avvenuta nel presi del villaggio di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Crosby Garrett&lt;/span&gt; in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cumbria&lt;/span&gt;. Il  giovane cacciatore di tesori, identificato solo come un uomo di circa  vent'anni, aveva per anni inseguito oggetti preziosi &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;passando al  metal-detector le campagne nei pressi della sua fattoria nel Nord Est  dell'Inghilterra&lt;/span&gt;. Finora però non aveva trovato altro che poche monete.  Ci si può immaginare dunque la sua sorpresa quando in maggio, a faccia  in giù nel fango, ha avvistato lo straordinario elmo di bronzo:  inizialmente ha pensato che si trattasse di un ornamento di età  vittoriana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Se la scoperta fosse stata fatta in Italia l'elmo  sarebbe quasi certamente finito in un museo&lt;/span&gt;. Non così in Gran Bretagna  dove gli oggetti antichi di bronzo non sono coperti dal &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Treasure Act&lt;/span&gt;,  una legge del 1996 secondo cui solo artefatti vecchi di oltre 300 anni e  composti per almeno il 10 per cento in oro o argento devono essere  sottoposti a un'inchiesta governativa che ne può condizionare la  vendita. Diverso è il caso di un oggetto di bronzo che può così finire  sul libero mercato, un fatto che non ha mancato di suscitare polemiche: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;i  proventi saranno divisi a metà tra scopritore e proprietario del campo&lt;/span&gt;.  E' stato così che l'elmo è finito in mano a Christiés che gli ha dato  una stima di 300 mila sterline: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;poco secondo esperti citati dal Guardian  secondo cui il prezioso manufatto potrebbe arrivare a superare il mezzo  milione&lt;/span&gt;. Tullie House, un museo di Carlisle in Cumbria che ha una  importante collezione di antichità romane, vorrebbe disperatamente  comprare l'elmo con la benedizione del British Museum. Sarà inevitabile  così una battaglia a colpi di puntate quando il 7 ottobre l'enigmatico  volto di bronzo coi riccioli coperti da un cappello frigio rifinito alla  punta da un grifone verrà venduto al migliore offerente.  Originariamente la superficie era stata stagnata cosicché doveva  brillare come argento mentre grifone sul cappello e capelli erano  probabilmente dorati: "E' uno straordinario esempio di metallurgia  romana al suo apice", ha sostenuto Christie's. Finora sono state  scoperte solo due elmi-maschera cerimoniali come questo: uno nel 1796  oggi al British Museum, l'altro nel 1905 e adesso al Museo di Antichità  di Edimburgo.&lt;br /&gt;Fonte: ANSA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-6475394855311382204?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/6475394855311382204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/10/ecco-perche-non-ha-senso-la-normativa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/6475394855311382204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/6475394855311382204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/10/ecco-perche-non-ha-senso-la-normativa.html' title='Ecco perchè non ha senso la normativa Inglese sui beni archeologici'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/TLXYel6nD2I/AAAAAAAAAYo/pbQ51fd2tFA/s72-c/39589_162250920459797_139483296069893_467957_5633101_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-727441244032290259</id><published>2010-10-10T04:06:00.001-07:00</published><updated>2010-10-10T04:27:16.179-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna Antiqua'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia Romana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gallilenses'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tribù di Sardegna'/><title type='text'>Una finestra sulla Sardegna del primo secolo d.C.</title><content type='html'>&lt;span style="line-height: 100%;font-size:14pt;" &gt;&lt;b&gt;Per un volume sulla Tavola di Esterzili&lt;br /&gt;e sulle controversie tribali nella Sardegna antica&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Fernando Pilia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel marzo del 1866 il contadino esterzilese Luigi Puddu,&lt;br /&gt;soprannominato "Pibìnca", mentre arava un campicello in località di S'e Munzu Franciscu, nella zona di Corti 'e Luccetta, già appartenente agli eredi di Pietrino Serra ora in possesso di Ermenegildo Loi), s'accorse a un tratto che il vomere di ferro del suo rustico e tradizionale aratro di legno aveva urtato contro qualcosa di duro e si era bloccato. Preoccupato per l'imprevisto ostacolo e incuriosito per l'incidente, allontanò dal solco i buoi aggiogati, si mise a scavare con la zappa e riportò allo scoperto una lastra di bronzo scolpita, in ottime condizioni, lunga 60 centimetri, alta 45 cm., spessa 5 mm. e del peso di circa 20 chilogrammi, costituita da metallo ben compatto e di ottima qualità, sagomata in tutti i lati.&lt;br /&gt;L'ignaro scopritore di così importante documento storico, essendo analfabeta, come gran parte degli abitanti di Esterzili di quell'epoca, portò la tavola di bronzo in paese e la volle mostrare al parroco canonico Giovanni Cardia, presso il quale aveva buoni rapporti ed anche un debito di pochi scudi che il sacerdote gli aveva prestato. Tiu Pibinca accettò i due scudi d'argento, corrispondenti alla discreta somma di dieci lire, un piccolo capitale in quell'epoca di miseria e di recessione, e consegnò al parroco la tavola di bronzo. Il canonico Cardia, che aveva una certa cultura ed era in grado di valutare il pregio della scoperta, si mise in contatto con l'illustre archeologo canonico e senatore Giovanni Spano che si fece dare la lastra epigrafica, la esaminò attentamente, la studiò con interesse e la pubblicò, cedendola infine al Museo Nazionale di Sassari, dove la cosiddetta Tavola di Esterzili si trova ancora esposta bene in vista. L'iscrizione, incisa a caratteri capitali in venti sette righe, esprime il seguente contenuto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Addì 18 marzo nell'anno del consolato di Otone Cesare Augusto. Estratto conforme, trascritto e collazionato da quanto contenuto nella tavola 5, capi 8, 9 e lO del documento originale del proconsole L. Elvio Agrippa e pubblicato da Gn. Egnazio Fusco, cancelliere del questore. Il giorno 13 di marzo il pro console Lucio Elvio Agrippa, sentite le parti in causa, ha reso pubblica questa sentenza: «Poiché il bene comune richiede che si debba tener conto di ciò che afferma la sentenza nella&lt;br /&gt;causa dei &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Patulcensi&lt;/span&gt; e poiché Marco Giovenzio Rissa, uomo di grande autorità, procuratore dell'imperatore, molte volte ha ordinato che i confini del territorio dei Patulcensi si devono mantenere come erano stati fissati nella tavola di bronzo di Marco Metello, ritenendo inoltre che era disposto a condannare i &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Galillensi&lt;/span&gt;, i quali in molte circostanze avevano procurato il disordine con risse e atti arroganti e non avevano ubbidito al suo decreto, ma che tuttavia, in ossequio alla benignità dell'imperatore Ottimo Massimo, era ancora disposto ad avvertirli con un'altra ordinanza in maniera che stessero calmi rispettando questa giusta sentenza e prima dell'arrivo del mese di ottobre sgombrassero i territori dei Patulcensi rispettandone il libero possesso; che se intendessero con ostinata caparbietà continuare la provocazione opponendosi agli ordini, egli stesso era pronto a punire tutti coloro che intendessero provocare disordini; dopo che i Galillensi per la medesima causa si erano rivolti a Cecilio Semplice, uomo illustre, affermando che dai documenti dell'archivio imperiale erano disposti ad esibire un'altra tavola con gli atti di questa causa; dopo che egli avéva fatto sapere che la buona volontà lo spingeva ancora a dare ulteriore proroga per la presentazione delle prove e per questo aveva loro concesso altri tre mesi fino ai primi di dicembre, trascorsi i quali, se la carta non gli fosse pervenuta, egli si sarebbe attenuto a quanto contenuto nella mappa presente in provincia, anch'io, adito dai Galillensi che affermavano che la copia non era ancora pervenuta, ho concesso loro tempo fino al primo di febbraio, rendendomi conto che a questi proprietari avrebbe fatto comodo un'altra proroga, ordino che i Galillensi, entro il primo giorno d'aprile, si ritirino dai territori dei Patulcensi Campani che hanno occupato di prepotenza senza averne alcun diritto. Qualora essi non siano disposti ad ubbidire a questo decreto, sappiano che saranno condannati alla pena che molte volte è stata loro prospettata per il ritardo eccessivo. &lt;br /&gt;Segue l'autenticazione di Gneo Pompeo Feroce, L. Aurelio Gallo, M. Blosso Nepote, C. Cordo Felice, L. Vigellio Crispino, C. Valerio Fausto, M. Lutazio Sabino, L. Cocceio Geniale, L. Plozio Vero, D. Veturio Felice e L. Valerio Peplo. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(...) Sottolineo che questo importantissimo documento storico, assai rilevante sotto il profilo amministrativo, giuridico, linguistico, geografico ed epigrafico, è una delle rare testimonianze scritte a noi pervenute che ci illustra con abbondanza di dati e di particolari la situazione delle popolazioni Sarde in epoca imperiale romana, comfermando, tra l'altro, per la prima volta, la presenza di Otone sul trono di Roma. Infatti la data del 18 marzo (dell'anno 69 dopo Cristo) si riferisce ad un mese e due giorni anteriori alla morte per suicidio dell'imperatore tiranno dopo la sconfitta di Bedriaco presso Cremona. Inoltre la tavola di bronzo trovata nell'agro di Esterzili illumina le vicende di un periodo di lotte feroci e sanguinose fra le tribù dell'interno dell'isola, rivela in pratica uno stato permanente di guerriglia, di sconfinamenti e di razzie, spiega la funzione dei governatori romani e fornisce altresì interessanti particolari burocratici e linguistici. &lt;br /&gt;Mi pare che ci indirizzi nell'individuazione della sede dei Galillenses che, a mio parere, era proprio sull'altopiano di Orborèdu, sulla piana ai piedi del massiccio del monte di Santa Vittoria, dove ancora oggi si possono osservare le rovine dell'abitato romano, chiamato dai locali Cea de Idda (ossia il pianoro della villa o oppidum romano), quella valle pianeggiante dell'abitato ricchissima di avanzi archeologici che ne attestano l'importanza e fanno pensare a questa località come sede delle turbolente tribù dei Galillensi, sempre in agitazione contro le genti della pianura e delle colline delle valli del Flumineddu e del Flumendosa e delle&lt;br /&gt;fertili terre della ricca area dei Campidani. &lt;br /&gt;L'atteggiamento dei pastori montanari dell'area povera di risorse contro le popolazioni delle fertili e ricche terre del sud-est dell'isola ha origini remotissime e conserva ancora oggi la tradizione di fastidio e di sconfinamento legata alla pratica abigeataria. D'altronde ancora durante i secoli XIV e XVI, stando a quanto hanno registrato i parroci di questa zona nei libri parrocchiali che hanno raccolto le cronache delle comunità dei nostri villaggi, gli abitanti del territorio vicino al luogo dove è stata rinvenuta la famosa tavola di bronzo avevano conservato lo stesso carattere irrequieto di violenti invasori delle aree confinanti. Infatti nell'anno 1358 il villaggio di Lessèi (ora scomparso nell'agro di Ulàssai) pagava i diritti feudali ai baroni della Curatoria o Incontrada della Barbagia di Seùlo, i quali avevano guidato un'invasione di pastori esterzilesi per occupare il territorio al di là del rio Flumineddu. Inoltre, come si legge nel "libro de todas las gracias", risalente agli ultimi scorci del dominio catalano-aragonese, nel maggio del 1580 i capi delle comunità dei villaggi dell'Ogliastra, riuniti in parlamento a Tortolì, chiesero l'intervento del conte di Quirra per riavere i salti di Paùli usurpati alla comunità di Ulàssai dai pastori-predoni di Esterzili in azioni violente. E questi episodi si ripeterono sino alla fine del secolo scorso provocando scontri, liti furiose, contese violente, spargimento di sangue e molte vittime Mi pare che non si debba cercare d'individuare altrove la sede dei Galillensi, ma, alla luce di queste considerazioni, ci si debba soffermare proprio in quest'area barbaricina, tra l'Ogliastra, il Gerrei e la Trexenta. Nella grande mostra nazionale di Italia 1961 a Torino, ad esaltazione della civiltà italiana nel centenario dell'unità, in rappresentanza del meglio dei beni culturali della Sardegna, fu esposta anche la tavola di bronzo di Corti 'e Lucetta, un documento rilevante che getta luce sulle nostre vicende lontane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da "Mastino A. Atti del convegno 1993"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-727441244032290259?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/727441244032290259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/10/una-finestra-sulla-sardegna-del-primo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/727441244032290259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/727441244032290259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/10/una-finestra-sulla-sardegna-del-primo.html' title='Una finestra sulla Sardegna del primo secolo d.C.'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-2447550791682094445</id><published>2010-07-02T02:10:00.000-07:00</published><updated>2010-07-02T02:21:14.886-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Shardana'/><title type='text'>Sisara condottiero Shardana? L'opinione di Zhertal</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;h1&gt;Sulle tracce di Sisara, il capo degli Shardana terrore degli Israeliti&lt;/h1&gt;     &lt;p class="metadata"&gt;         &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;la Nuova Sardegna&lt;/span&gt; — 27 giugno 2010            pagina 39            sezione: NAZIONALE     &lt;/p&gt;       Portano dentro i confini odierni di Israele le tracce dei guerrieri Shardana, il popolo del mare strettamente legato ai sardi dell’antichità. Una tesi per molti versi già nota, che li vede protagonisti di episodi storici rilevanti in quello che allora - parliamo di oltre tremila anni fa - era l’estremo oriente, e confortata da numerosi studi. Una tesi che ora sembra prendere ulteriore forza con il lavoro di un archeologo israeliano, Adam Zertal dell’università di Haifa, autore di un libro su un mitico condottiero dell’epoca, Sisra in ebraico, intitolato «Il segreto di Sisara», appena pubblicato. Ma qual era il segreto di questo oppressore dei figli di Israele citato anche nella Bibbia? Secondo lo studioso, Sisara era il capo degli antichi Shardana, riuniti in un esercito alle dipendenze del re cananeo Labino, che poteva contare su ben 900 carri, con il quale teneva sotto scacco un vasto territorio che arrivava dalle colline del Carmelo sino al lago di Galilea. Un generale il cui predominio finì con una disfatta militare a Meghiddo, per mano del condottiero israelita Barac e della profetessa Debora. È sempre la Bibbia a dirci che quello stesso giorno Sisara fu ucciso a tradimento da una donna, Giaele, che riteneva amica.  Ora, a far luce su questo misterioso personaggio, tremiladuecento anni dopo, arriva la pubblicazione di Adam Zertal, frutto di vent’anni di scavi e ricerche in uno dei siti archeologici più enigmatici di Israele: le rovine di El-Ahwat, su una collina che dominava la Via Maris, l’arteria che già all’epoca dei Faraoni conduceva dalla costa mediterranea verso la spianata di Meghiddo (l’Armageddon delle profezie apocalittiche) e verso la Galilea. Dallo studio integrato di reperti archeologici, di geroglifici egizi, di vari documenti e del testo biblico, Zertal, in un’intervista rilasciata ieri all’Ansa, suggerisce che El-Ahwat fosse una cittadella fortificata nuragica - la più imponente della zona, al suo tempo - eretta dagli Shardana: appunto il popolo di navigatori e guerrieri giunti dalla Sardegna. Erano stati nemici degli egizi, che li rappresentavano con un elmetto su cui svettavano due corna. Ma poi, dopo che furono sconfitti e sottomessi, accettarono di diventarne servitori e presidiare per loro conto località strategiche. Diventarono, in una parola, mercenari.  Il nome Saisara, dice lo studioso israeliano, non è semitico ma anzi evoca radici shardana. A riprova di ciò, Zertal cita reperti nuragici di Creta che menzionano una figura religiosa chiamata Saisara. «Chi costruì El-Ahwat doveva essere un megalomane», dice Zertal, riferendosi alle peculiarità di questo sito di cui oggi restano solo rovine. Le sue mura erano spesse dai 5 ai 7 metri, la forma esterna ondulare, sconosciuta in quella regione. «Un’architettura del genere - dice l’archeologo - esisteva allora solo in Sardegna e in Corsica. Ne deduco che fu importata dai combattenti Shardana».  È davvero così? Non resta che girare la domanda all’archeologo Giovanni Ugas, dell’Università di Cagliari, autore di numerosi studi e pubblicazioni sugli antichi Shardana (l’editrice Fabula dovrebbe pubblicare un suo libro sull’argomento il prossimo anno). Una testimonianza diretta, quella di Ugas, perché verificata proprio sul campo, negli scavi di El-Ahwat, dove nel corso degli ultimi quindici anni l’archeologo cagliaritano si è recato più volte con un gruppo di studenti universitari. «Conosco bene quel sito - dice Ugas - perché abbiamo lavorato fianco a fianco con Zertal negli scavi di El-Ahwat. Purtroppo, la difficile situazione politica di quei luoghi ci ha costretto, una decina d’anni fa, a sospendere la nostra presenza sul campo, in particolare per l’incolumità degli studenti. Con Zertal comunque i rapporti sono sempre molto stretti, in seguito è venuto in Sardegna diverse volte. E io di recente ho pubblicato un saggio sugli antichi Shardana nel volume “In the Hill-Country and in the Shephelah and in the Arabah (Joshua 12, 8)” edito a Gerusalemme».  Ma si può affermare, come fa l’archeologo israeliano, che ci troviamo in presenza di una fortezza nuragica a miglia e miglia di distanza dalla Sardegna? «La questione è abbastanza complessa. Ritengo che ci siano delle analogie - dice Ugas - ma è abbastanza comune, in quell’area orientale del Mediterraneo, trovare influenze in campo architettonico provenienti dal settore occidentale, e mi riferisco in particolar modo alla Sardegna e alla Corsica. E queste influenze sono avvenute in seguito ai movimenti dei popoli del mare, tra i quali troviamo appunto gli antichi Shardana. Quanto all’origine di questo popolo esistono diverse scuole di pensiero, io per quanto mi riguarda sostengo che provenivano dalla Sardegna». E Sisara, era davvero sardo-shardana? «Su questo tra studiosi siamo d’accordo. Lo era sicuramente». - &lt;em style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" class="author"&gt;Paolo Merlini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://it.babelfish.yahoo.com/translate_url?doit=done&amp;amp;tt=url&amp;amp;intl=1&amp;amp;fr=bf-home&amp;amp;trurl=http%3A%2F%2Fwww.hadashot-esi.org.il%2Freport_detail_eng.asp%3Fid%3D1064%26mag_id%3D115&amp;amp;lp=en_it&amp;amp;btnTrUrl=Traduci"&gt;&lt;em style="color: rgb(255, 0, 0);" class="author"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;approfondimenti sul sito Israeliano &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);" class="author"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-2447550791682094445?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/2447550791682094445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/07/sisara-condottiero-shardana-lopinione.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2447550791682094445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/2447550791682094445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/07/sisara-condottiero-shardana-lopinione.html' title='Sisara condottiero Shardana? L&apos;opinione di Zhertal'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-3420127252757869119</id><published>2010-03-14T15:23:00.000-07:00</published><updated>2012-01-15T02:19:10.832-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi complessi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Teorie sui Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barumini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Su Nuraxi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuragici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi-fortezze'/><title type='text'>La grande mistificazione?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S51n8KwyXMI/AAAAAAAAASc/MD-iX1ANf20/s1600-h/barumini.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S51n8KwyXMI/AAAAAAAAASc/MD-iX1ANf20/s400/barumini.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448625407566961858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barumini.&lt;br /&gt;La grande fortezza, il bastione impenetrabile, l'altissima torre di guardia.&lt;br /&gt;La struttura si staglia imponente, gigantesca, sullo sfondo della &lt;i&gt;Giara&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;I nuraghi posti sul bordo della stessa svettano nettamente contro il cielo terso d'un mattino d'estate, mentre le cicale friniscono tra l'erba alta e le fronde semisecche.&lt;br /&gt;Intanto la vita scorre lenta al villaggio, come ogni giorno. La calura eccezionale proibisce qualsiasi sforzo non necessario o spostamento inutile.&lt;br /&gt;Solo qualche randagio si aggira, sfinito, per i vicoli del tortuoso complesso;&lt;br /&gt;è quasi l'ora del pasto.&lt;br /&gt;Non esce fumo dalle semplici case di pietra, oggi solo cibo freddo e ricco d'acqua, ortaggi perlopiù, per attenuare la sete ed il caldo torrido.&lt;br /&gt;Sul bastione si aggirano figure di armati, ampi scudi, elmi dalle corna possenti, spade luccicanti.&lt;br /&gt;Il loro sguardo vaga verso i confini del cantone. Spetta loro la difesa del "Re" del Nuraghe, sia da nemici esterni che interni.&lt;br /&gt;Un uomo chiede di poter accedere alla struttura. Viene riconosciuto e gli viene calata una scala di corda, andrà a sostituire la vedetta della torre di guardia.&lt;br /&gt;Nel palazzo-fortezza intanto "su meri" amministra la giustizia, stringe alleanze, decide le future mosse ai danni dei cantoni vicini. La guerra è il fondamento della civiltà nuragica. Sulle sue doti di guerriero egli ha fondato il suo regno, il suo prestigio, la sua potenza.&lt;br /&gt;Due guerrieri scelti e di provata fiducia vigilano sulla sua vita, mentre nella stanza più interna del complesso, il Re medita sul futuro del suo popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;QUESTO, IN TEORIA.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E se non fosse stato così?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(continua....)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(c) Alessandro Atzeni, All rights reserved&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-3420127252757869119?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/3420127252757869119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/03/la-grande-mistificazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/3420127252757869119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/3420127252757869119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/03/la-grande-mistificazione.html' title='La grande mistificazione?'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S51n8KwyXMI/AAAAAAAAASc/MD-iX1ANf20/s72-c/barumini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-8831689856795124830</id><published>2010-02-27T05:59:00.000-08:00</published><updated>2010-02-28T13:11:59.781-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Shardana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bernardini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Popoli del mare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuragici'/><title type='text'>L'OK di Bernardini? Sì ai Nuragici-Shardana</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S4knRI4MXmI/AAAAAAAAASM/vrURN7S5yCA/s1600-h/Shard.Abu.b.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 395px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S4knRI4MXmI/AAAAAAAAASM/vrURN7S5yCA/s400/Shard.Abu.b.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5442924800048389730" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Libro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'archeologo Paolo Bernardini rilegge le vicende tra le età del Bronzo e del Ferro&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;Le tracce di micenei e fenici oltre il mito dell'isola di Sardò&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sabato 27 febbraio 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="testo_articolo"&gt;&lt;span id="us_ColonnaCentrale_capoverso_container"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="capoverso" class="capoverso font40 interlinea44 hht-space hhr-space blu"&gt;&lt;/span&gt;N&lt;/span&gt;&lt;span id="us_ColonnaCentrale_testo" class="georgia"&gt;ell'antichità la Sardegna fu al centro di traffici e culture che si diffondevano per il Mediterraneo. Il mare (che non era ancora "nostrum") non fu una barriera per gli indigeni isolani. Al contrario fu come un'autostrada che inevitabilmente finiva per portare le navi sulle coste sarde. Una tappa obbligata che ebbe la stessa importanza di Creta, Cipro, delle isole egee, delle città di Turchia, Libano, Africa settentrionale. Gli antichi sardi non avevano paura del mare, così come li descrive la vecchia storiografia che li vedeva contadini e pastori costretti a prendere le armi per difendere il loro territorio dai bellicosi popoli del mare. Anzi, loro stessi furono abili navigatori e commercianti che battevano le coste della Toscana, del Lazio, della Sicilia per spingersi sino all'Egitto e alla Turchia. Furono, insomma, autentici protagonisti in quel millennio che dall'età del Rame e del Bronzo portò alla civiltà del Ferro. L'epoca che vide nascere le leggende di Ercole, dei Tespiei, di Ulisse e dei personaggi cantati da Omero, ebbe anche gli eroi sardi. Su questo non c'è dubbio. Il problema semmai è capire chi fossero quei "sardi" che accolsero le culture provenienti dal mare e trasferirono agli altri la propria civiltà e quel know how - come si dice oggi - di tecniche nella lavorazione dei preziosi metalli.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;SCAVI RECENTI&lt;/b&gt; Una risposta soddisfacente, per quanto sommaria e tuttora incompleta, arriva dall'archeologia e dalle interpretazioni degli studiosi sulla base delle novità emerse dagli scavi negli ultimi decenni. Il risultato di questo lavoro e una nuova lettura della storia antica della Sardegna arriva da Paolo Bernardini, con il libro &lt;i&gt; "Le torri, i metalli, il mare"&lt;/i&gt; edito da Carlo Delfino. Ex direttore del museo nazionale archeologico di Cagliari, ricercatore dell'università di Sassari specializzato nel periodo fenicio-punico, ha raccolto nelle 250 pagine del bel volume la sintesi di vent'anni di studi. Il taglio, seppure scientifico per le citazioni e la ricca documentazione, vuol essere soprattutto divulgativo nel tentativo di fare chiarezza su una materia che abbraccia il millennio tra il XV e il VI secolo avanti Cristo. Al di là del mito consolidato dalla vecchia storiografia, ricostruisce l'immagine dell'isola a partire dal 1500 sino alla colonizzazione dei cartaginesi. Esplora, cioè, le fasi più discusse e complesse che sinora hanno diviso gli studiosi sulla presenza delle diverse civiltà che si sono affacciate in Sardegna e sul ruolo degli stessi sardi. A partire dalla domanda: ma chi erano gli abitatori dei nuraghi ?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;IL VIAGGIO&lt;/b&gt; Paolo Bernardini immagina di imbarcarsi su una nave dell'antichità e di intraprendere un viaggio lungo le rotte del Mediterraneo. «Itinerari millenari, custodi di mostri e di portenti, luoghi di insidie, di pericoli e di meraviglie, ma alla fine veicoli straordinari di incontro e di scambio culturale, di una crescita che è sempre mutamento e trasformazione», scrive Bernardini: «Dietro gli antichi e suggestivi nomei della Sardegna vive il ricordo di una storia complessa e stratificata di esplorazioni, commerci e relazioni che la ricerca archeologica inizia appena a intravvedere e che ha unito in modo profondo le diverse sponde e acque del Mediterraneo».&lt;br /&gt;Nel corso di lontane e intricate vicende l'isola è Icnussa, l'orma lasciata da un dio, il cui perimetro è esplorato dai curiosi e intraprendenti fenici e greci. L'isola è Sardò, il nome della moglie di Tirreno, capostipite favoloso degli etruschi. Ma anche la terra dei Sherden, quei popoli del mare che come mercenari combatterono in Egitto a fianco ma anche contro gli stesso faraoni. Ed ancora l'isola è la terra dalle leggendarie vene d'argento, la Sardegna &lt;i&gt;"argyròphleps". &lt;/i&gt; Quest'ultimo nome evoca scenari mediterranei occidentali dei primi secoli dell'età del Ferro, quando i fenici e i greci sono intensamente impegnati nella ricerca e nel commercio dei metalli e in particolare dell'argento.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;MICENEI&lt;/b&gt; Bernardini mette in evidenza la forte presenza micena nell'isola, diffusa lungo le coste, ma anche nell'interno dove i commercianti greci si spinsero seguendo i corsi fluviali e i sentieri delle pianure. I principali documenti sono rappresentati dai frammenti di ceramica che consentono agli esperti, grazie all'analisi dei materiali, ai colori e allo stile, di rincondurre al luogo di provenienza. Così troviamo testimonianze a Cabras, nel golfo di Palmas, a Pula, Tertenia, Orosei e soprattutto a Sarroch dove lo scavo del nuraghe Antigori (alle spalle della Saras) ha restituito grande abbondanza di ceramica micenea. Ma anche a Monastir, Sanluri, Barumini e più all'intero a Orroli. «Tra il 1300 e il 1050 avanti Cristo lo spessore dei contatti con i naviganti di cultura micenea è molto chiaro» sostiene l'archeologo. I greci interagiscono vivacemente con le popolazioni locali. Lo studio di questi reperti rivela la profondità e l'estensione dei legami tra la Sardegna e il mondo orientale ellenico e, attraverso Cipro e Creta, i contatti con le civiltà delle attuali regioni di Turchia, Libano, Egitto, Libia e Tunisia. Dopo i micenei arrivarono i fenici. E gli etruschi del Tirreno. E dopo ancora i cartaginesi. In mezzo gli indigeni che si confrontarono, dialogarono, commerciarono, si unirono, si mischiarono. Sicuramente si combatterono. Di certo - spiega Paolo Bernardini - c'è che queste civiltà convissero in un intreccio di culture, tradizioni, attività artigianali e artistiche, come testimoniano le indagini stratigrafiche dei siti archeologici e i reperti trovati nelle tombe. La storia non va avanti a balzi e a compartimenti stagni, ma le epoche si succedono con continuità e le civiltà si confondono.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I NURAGICI&lt;/b&gt; «Per quanto l'origine della "società delle torri" sia ancora oggetto di accesi dibattiti, è ormai chiaro che il profilo socio-politico della Sardegna del XIV e del XIII secolo non ha niente da spartire con l'immagine convenzionale e artificiosa di comunità preistoriche prive di gerarchizzazione sociale e di controllo sui mezzi di produzione e destinate per questa loro natura di "buoni selvaggi" a divenire prede innocenti di evolute civiltà egee e orientali». Al contrario - è questo il convincimento di Bernardini - lo sviluppo delle grandi architetture e di una complessa esperienza tecnologica basata sulla lavorazione del bronzo parlano a favore di una società ben organizzata guidata da persone o gruppi leader che adottano sistemi di controllo del territorio, di gestione delle risorse e di divisione del lavoro. Sarà questa complessità e maturità della cultura autoctona ad attirare l'attenzione dei mercanti egeo-orientali.&lt;br /&gt;Così l'isola assume uno spessore rilevante nell'ambito delle navigazioni micenee in Occidente, verso la Spagna e le coste francesi. Allo stesso tempo ceramiche prodotte nell'isola dagli abitanti nuragici circolano negli empori egei, in Sicilia, nelle Eolie, a Creta e Cipro. La Sardegna diventa il crocevia fondamentale del circuito tra Oriente e Occidente per la trasmissione e la lavorazione dei metalli, principale forma di commercio di quelle età &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="testo_articolo"&gt;&lt;span id="us_ColonnaCentrale_testo" class="georgia"&gt;all'alba della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di CARLO FIGARI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100227&amp;amp;Categ=10&amp;amp;Voce=1&amp;amp;IdArticolo=2434667&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-8831689856795124830?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/8831689856795124830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/02/lok-di-bernardini-si-ai-nuragici.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/8831689856795124830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/8831689856795124830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2010/02/lok-di-bernardini-si-ai-nuragici.html' title='L&apos;OK di Bernardini? Sì ai Nuragici-Shardana'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S4knRI4MXmI/AAAAAAAAASM/vrURN7S5yCA/s72-c/Shard.Abu.b.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-7107824643344785395</id><published>2009-12-04T01:42:00.000-08:00</published><updated>2010-10-27T14:06:58.234-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Teorie sui Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='siti archeologici'/><title type='text'>Sullo scopo e la funzione dei Nuraghi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SxpVMcs5AwI/AAAAAAAAAKQ/iuoz5aChTxU/s1600-h/1259004560.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SxpVMcs5AwI/AAAAAAAAAKQ/iuoz5aChTxU/s400/1259004560.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411731574590341890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ancora oggi, dopo 3000 anni dalla loro costruzione, nessuno sa con esattezza la vera funzione dei Nuraghes.&lt;br /&gt;Alcuni sostengono che siano templi (Pittau), altri che siano osservatori astronomici, altri ancora (erroneamente a mio giudizio, almeno nella maggior parte dei casi) torri-vedetta, fortezze e bastioni. Tra i nostri più illustri cattedratici c'è chi li ha elevati al ruolo di regge-fortezze (Ugas), o abitazioni fortificate (Lilliu).&lt;br /&gt;C'è chi poi, come il nostro presidente del consiglio, che ha pensato fossero silos, magazzini o banche; confermandoci ancora una volta la visione strettamente materialistica di chi li ha così definiti.&lt;br /&gt;Sui Nuraghi (o Nuragi/Nurachi/Norachi/Noraxi/Nuraghes ecc) si sono costruite le teorie più assurde e fantasiose.&lt;br /&gt;Da chi li vede come porte spazio/dimensionali (stargates!) a basi di atterraggio per gli Ufo (!) sino a chi li reputa costruiti da innominati giganti senza nome (non me ne voglia chi crede realmente a tutte queste ipotesi).&lt;br /&gt;Rimanendo con i piedi per terra, c'è chi ha pronunciato teorie più "realistiche" ma non meno assurde di quelle sopraelencate.&lt;br /&gt;Vista la brevità della trattazione non mi soffermerò sulle ipotesi (perchè in fin dei conti certezze ve ne son poche) sull'edificazione, modifica e sviluppo del "modello" del Nuraghe, accettando come base di studio il nuraghe monotorre tronco-conico a una tholos, o eccezionalmente, a due &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tholoi&lt;/span&gt; sovrapposte.&lt;br /&gt;Perchè queste incredibili costruzioni sfuggono ancora a una catalogazione? Perchè non si riesce a capirne il ruolo, o almeno il motivo primigenio che ha spinto i nostri antenati alla loro edificazione?&lt;br /&gt;La teoria dei Nuraghi-fortezze oggi risulta decisamente superata, per quanto sia ancora in voga tra alcuni studiosi e ovviamente propinata ai non addetti ai lavori come "la più veritiera" (se non l'unica).&lt;br /&gt;Il Nuraghe (almeno nella sua forma semplice) non può essere una fortezza.&lt;br /&gt;C'è chi guardando i nuraghi li riconduce immediatamente alle torri costiere, o ai castelli di età medioevale.&lt;br /&gt;Niente di più sbagliato.&lt;br /&gt;Il Nuraghe non ha nessuna caratteristica in comune con queste costruzioni se non (molto alla lontana) nella forma.&lt;br /&gt;Le famigerate feritoie, descritte dagli archeologi come "utili per il tiro incrociato", o per il "fuoco di sbarramento" (termini da seconda guerra mondiale...!) sono più probabilmente bocche di ventilazione, fonti di luce, o hanno spesso e volentieri un qualche legame di tipo archeoastronomico che va comunque analizzato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;caso per caso&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;L'esiguità degli spazi interni (scale, mezzanini, tholoi, nicchie) non consentono, spesso, a più di un certo numero di persone di muoversi liberamente senza sbattere in continuazione l'uno sull'altro.&lt;br /&gt;La mancanza di porta rende inutile il Nuraghe da un punto di vista difensivo, la posizione delle feritoie le rende assolutamente inutili per l'uso dell'arco, la ridottezza dello spazio non permette l'accumulo di grosse quantità di derrate alimentari, necessarie ad un gruppo umano stabile (nucleo familiare o guarnigione che sia) specialmente se sottoposto ad un assedio.&lt;br /&gt;Il ridotto volume della struttura fà si che essa sia difficilmente difendibile da un attacco su più direzioni, senza contare che nel caso in cui i difensori avessero deciso di chiudersi nella "fortezza" per difenderla, le possibilità stesse di morire per fame, affumicamento o asfissia sarebbero state notevoli.&lt;br /&gt;L'uso stesso delle murature, spesso ciclopiche (almeno alla base) non trova riscontro con un eventuale uso del nuraghe come strumento difensivo.&lt;br /&gt;Due punti giocano a suo sfavore:&lt;br /&gt;1) L'enormità dello sforzo per erigere una simile struttura&lt;br /&gt;2) Il tempo necessario per farlo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La suprema architettura nuragica ha sviluppato costruzioni di sublime grandezza, tese verso il cielo, ma i Nuraghi non sono solo semplici "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mucchi di pietre&lt;/span&gt;" (eresia!) come qualcuno ha cercato di tradurre il termine "Nur"...poichè dentro di esse, incredibile, vi è il vuoto!&lt;br /&gt;Sono costruzioni così avanzate da essere in grado di continuare a reggersi in piedi anche nel caso in cui, per cause naturali (fratturazione della pietra, insinuazione delle radici dei vegetali...ecc), venga giù parte del muro, se non una buona metà di esso (con buona pace per chi continua a sostenere la teoria dell'arco orizzonatale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uso di un'architettura così avanzata non ha senso in un modello che prevede l'uso della stessa struttura come "difensivo" (da cosa poi?).&lt;br /&gt;Negli anni sessanta-ottanta si supponeva che le imponenti murature fossero tali per poter resistere ai colpi d'ariete degli invasori Fenicio-Punici (e ancora oggi si parla di caduta della civiltà Nuragica in concomitanza a questo fatto).&lt;br /&gt;Oggi invece sappiamo che i Nuraghi furono edificati intorno al 1700-1200 a.C. Se non addirittura dal 2000 a.C. (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Webster&lt;/span&gt; -&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Duos Nuraghes di Borore&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Il periodo del ferro (I e II) e quello più propriamente "storico" del mediterraneo conteso tra Fenici e Greci (con Etruschi e Romani a seguire) è già molto tardo. Già dal 1200 a.C. i Nuraghi non si costruiscono più, si modificano, addirittura forse si smontano per costruire villaggi addossati alle torri!&lt;br /&gt;Quindi, per intenderci, la cosiddetta "civiltà nuragica" intesa dal Lilliu come unica ed uniforme per oltre mille anni (!) non è mai esistita.&lt;br /&gt;Per fare un paragone visivo, che sia chiaro a tutti, la cultura che ha sviluppato le statue di Monti Prama e la raffinata bronzistica "Nuragica" non può più essere considerata coeva all'edificazione delle strutture "Nuragiche" propriamente dette (a meno che non si vogliano retrodatare bronzetti e statue come alcuni già stanno pensando di fare).&lt;br /&gt;Lo stesso popolo? Forse. La stessa cultura? Forse no. La stessa "civiltà delle torri di pietra"? Probabile.&lt;br /&gt;Sebra esserci infatti una continuità tra gli edificatori di torri e i loro successori (ma anche interessanti segni di discontinuità). Non è inusuale infatti notare quanto si siano prodigati di raffigurare in bronzi e bètili una forma che sicuramente per quelle genti era sacra.&lt;br /&gt;Il nuraghe stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;End of the first part&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-7107824643344785395?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/7107824643344785395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/12/sullo-scopo-e-la-funzione-dei-nuraghi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/7107824643344785395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/7107824643344785395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/12/sullo-scopo-e-la-funzione-dei-nuraghi.html' title='Sullo scopo e la funzione dei Nuraghi'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SxpVMcs5AwI/AAAAAAAAAKQ/iuoz5aChTxU/s72-c/1259004560.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-642583254334186089</id><published>2009-10-30T06:41:00.000-07:00</published><updated>2010-11-15T15:42:00.042-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Petizioni Archeologiche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghe Diana'/><title type='text'>Salviamo il Nuraghe Diana</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/Sx7RuUd3sdI/AAAAAAAAAPY/zM_eEJVbm4U/s1600-h/P1010007.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/Sx7RuUd3sdI/AAAAAAAAAPY/zM_eEJVbm4U/s400/P1010007.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5412994395844096466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center; font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;a href="http://www.petitiononline.com/DianaNUR/petition.html"&gt;Clicca qua per accedere ala petizione!&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3 class="UIIntentionalStory_Message" ft="{&amp;quot;type&amp;quot;:&amp;quot;msg&amp;quot;}"&gt;&lt;span class="UIStory_Message"&gt;Il Nuraghe Diana, uno dei gioielli archeologici di Quartu, l'unico Nuraghe del Sud Sardegna ad essere ancora integro, fino a poco tempo fa visitabile anche internamente, risulta inagibile e inavvicinabile. Mancano i fondi per la messa in sicurezza e gli accorgimenti adottati sin'ora s&lt;span class="text_exposed_show"&gt;ono stati assolutamente insufficenti, tantè che le travi lignee usate per contenere l'entrata sono marce e consumate.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Aiutaci a salvare i nostri beni archeologici! Contribuisci anche tu, basta una firma con NOME E COGNOME e il tuo indirizzo EMAIL, che comunque NON SARà VISIBILE pubblicamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Salviamo il gioiello di Quartu, salviamo il nuraghe Diana!&lt;br /&gt;Contro fango e indifferenza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ajò!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;a href="http://it-it.facebook.com/pages/Salviamo-il-Nuraghe-Diana/124808617537130?ref=ts"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;Clicca qua per la pagina FaceBook!&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-642583254334186089?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/642583254334186089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/10/salviamo-il-nuraghe-diana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/642583254334186089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/642583254334186089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/10/salviamo-il-nuraghe-diana.html' title='Salviamo il Nuraghe Diana'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/Sx7RuUd3sdI/AAAAAAAAAPY/zM_eEJVbm4U/s72-c/P1010007.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-9181003464359621194</id><published>2009-09-19T02:42:00.000-07:00</published><updated>2010-02-15T15:42:02.493-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Turismo Archeologico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia Romana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Archeologia Romana'/><title type='text'>Sardegna Romana: una fotografia realistica dello stato delle cose.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SrSnME6M0gI/AAAAAAAAAJw/01bVvyFB-iY/s1600-h/fluminimaggiore_tempio_antas.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SrSnME6M0gI/AAAAAAAAAJw/01bVvyFB-iY/s400/fluminimaggiore_tempio_antas.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5383111280532705794" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Poco tempo fa mi è capitato di leggere in internet una "fotografia", giusta ed impietosa, dello stato attuale dei beni archeologici della civiltà Romana presenti in Sardegna.&lt;br /&gt;Ho voluto pubblicare tale reportage sul blog perchè non può che renderci tutti più coscienti di come vengano visti i nostri beni archeo-turistici "da fuori", per noi che siamo così assuefatti ed abituati a vederli (ma sopratutto a veder gli scempi che si continuano a perpetrare a nostro danno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero gradiate, e che magari lasciate un commento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Di Caecilius Optatus:&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-style: italic;font-family:times new roman;" class="postbody" &gt;Nella costa meridionale della Sardegna sono visitabili siti archeologici (quasi tutti di originaria età punica), dei quali residuano però reperti quasi esclusivamente romani, se si escludono i resti dei tophet che, scoperti sul luogo, sono tati trasportati al Museo di Cagliari, o in parte riprodotti in piccoli musei locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il caso di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nora&lt;/span&gt;, su di un promontorio, di cui rimangono resti di mosaici, un teatro romano di età augustea/adrianea molto piccolo del quale è conservata la cavea, &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;al momento non accessibile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Le spoliazioni subite dall'abitato lo hanno reso scarno&lt;/span&gt;, per cui &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;la gradevolezza del sito dipende&lt;/span&gt; soprattutto dall'essere collocato su di un promontorio dal quale si può agevolmente raggiungere lo splendido mare circostante.&lt;br /&gt;A Pula da vedere il piccolo Museo Comunale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto più suggestivo è &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;il tempio di Antas&lt;/span&gt;, collocato nell'interno, 10 km sopra Iglesias, poco distante da Fluminimaggiore.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;In una cornice naturale realmente splendida, ricca di verde&lt;/span&gt;, è collocato in imponente solitudine un tempio di età romana (augustea), restaurato da Caracalla (si conserva parte dell'iscrizione), dedicato a Sardus Pater Babai.&lt;br /&gt;E' un luogo di culto frequentato sin dal IX sec. a. C, sul quale i punici eressero un tempio che poi i Romani modificarono; la divinità era appunto il Sardus Pater, in origine Babai, quindi aveva una funzione di aggregazione per l'isola.&lt;br /&gt;Il luogo fu scoperto dagli archeologi a fine '800 e sottoposto a restauro che lo ha riportato in discrete condizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale il viaggio; si possono anche visitare le cave di pietra adoperate dai Romani per tagliare i blocchi di pietra ed i resti di un villaggio di età nuragica, abitato fino al IV secolo d.C..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cagliari&lt;/span&gt;, antica Karales/Karalis, conserva sparsi i resti dell'età imperiale, quando fu la residenza del governatore (proconsole o procuratore, a seconda del controllo senatorio o imperiale).&lt;br /&gt;In città - anzi nel porto - era distaccata un'unità della Classis Praetoria Misenensis e sono emerse diverse iscrizioni funerarie di classiarii.&lt;br /&gt;Merita una visita il centro storico (Castello), dove sono &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;visibili torre difensive pisane del XIII secolo, ben conservate. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;L'anfiteatro è stato oggetto di un restauro molto criticato ed è assai deludente,&lt;/span&gt; essendo tutto ricoperto da gradinate moderne, che hanno oscurato quelle originarie scavate nella roccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Merita una visita la splendida basilica di San Saturnino, del VI secolo, la più antica della Sardegna, situata in una zona di necropoli, scavata, e percorribile.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Peccato che sia visitabile solo il martedì e il venerdì, dalle 9 alle 13.00&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Il Museo Archeologico è la croce e la delizia degli appassionati di archeologia&lt;/span&gt;, poichè raccoglie i pezzi più importanti ritrovati non solo in città, di età punica e romana.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;La tragedia vera&lt;/span&gt; sono le &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;condizioni in cui è gestito il complesso&lt;/span&gt;, che sembrano essere quelle degli anni '60.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;A parte la gentilezza del personale&lt;/span&gt;, caratteristica veramente commovente riscontrabile in tutte le persone, sia in città sia nei luoghi di mare, le strutture - tutte rigorosamente con &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;evidenziazioni stringatissime solo in italiano&lt;/span&gt; - necessitano di una ricollocazione che ne valorizzi l'importanza.&lt;br /&gt;Per restare all'età romana, il Museo conserva tre diplomata di auxilia e di classiarii dell'età di Nerva e di Adriano, &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;nascosti in teche di vetro assieme ad altri oggetti e per niente leggibili&lt;/span&gt; (le dimensioni sono di 12 x 10 circa cm.).&lt;br /&gt;Manca un evidenziatore che riporti il testo, manca anche un'indicazione specifica dei diplomi, oggetto di studi da parte di Le Bohec, giusto per citarne uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Le più importanti iscrizioni rinvenute sono appoggiate tutte assieme, senza precisazioni circa l'età o il testo; alcune relative a militari, oggetto anch'esse di studi specifici, giacciono antistanti l'ingresso per terra, anche di lato, tanto che all'inizio pensavo fossero dei calchi messi apposta ! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Si tratta di stele funerarie importanti&lt;/span&gt; per lo studio dell'esercito in Sardegna, poichè da esse si ricavano alcuni dei nomi dei reparti di auxilia operanti in loco tra il I e il III sec. d. C. : uno ad esempio consente di risalire ad una Cohors Aquitanorum mai altrove menzionata.&lt;br /&gt;Di questo testo della fine del I sec. d. C. stupisce la semplicità del latino adoperato per ricordare Rufus Valentinus, Fabusi f(ilius), morto a 30 anni dopo 11 di stipendia, ricordato dal fratello Spedius (foto 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra iscrizione dedicatoria, mutila, ricorda un tale Caecilius Metellus, M(arci) f(ilius), proconsul, il quale aveva restaurato ambulationes (siamo in età tiberiana; il proconsole apparteneva ancora alla gloriosa famiglia dei Caecilii Metelli).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli altri reperti, oltre a tophet integri riportati alla luce e ricostruiti, spicca una bella statua loricata di grandezza poco più che naturale di Druso Minore, figlio di Tiberio, pressochè intatta, ritrovata nel foro di Sulcis, attuale S. Antioco, da cui provengono anche le teste di Tiberio e Claudio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Il bookshop del museo è scadente&lt;/span&gt;, ma non si poteva sperare di meglio data la qualità della gestione.&lt;br /&gt;Inutile dire che merita comunque una visita (se possibile non all'una del pomeriggio, sotto un caldo africano di 36°, poichè si trova sulla sommità di Castello, posizionato su di una collina&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-9181003464359621194?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/9181003464359621194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/09/sardegna-romana-una-fotografia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/9181003464359621194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/9181003464359621194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/09/sardegna-romana-una-fotografia.html' title='Sardegna Romana: una fotografia realistica dello stato delle cose.'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/SrSnME6M0gI/AAAAAAAAAJw/01bVvyFB-iY/s72-c/fluminimaggiore_tempio_antas.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-5068997823992170564</id><published>2009-04-08T02:58:00.001-07:00</published><updated>2010-09-11T14:50:27.743-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Quartu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Villa Romana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='siti archeologici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuraghe Diana'/><title type='text'>I siti archeologici del comune di Quartu S. Elena</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.nuraghediana.it/images%205/gif%20biancu.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 769px; height: 769px;" src="http://www.nuraghediana.it/images%205/gif%20biancu.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il comune di Quartu, oltre ad una interessantissima storia secolare, annovera rilevanti presenze archeologiche sul suo territorio.&lt;br /&gt;Una villa Romana, diversi Nuraghi (38 ad essere più precisi), altre strutture minori non meglio identificabili, villaggi di antichissima origine, alcune necropoli semisconosciute, una tomba dei Giganti, torri costiere (6) e numerose chiese rinomate (o meno) disperse nella campagna anche se troppo spesso abbandonate, in stato di rudere.&lt;br /&gt;Sembrerebbe un menù abbastanza ricco per un territorio che ovviamente, non può solo vivere di turismo balneare (oltretutto sempre più minacciato dall'erosione costiera) con le spiagge che vengono portate via giorno dopo giorno, anno dopo anno per colpa della sconsideratezza umana (la cosiddetta "Baia Blu" di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Is Mortorius&lt;/span&gt; e lo stesso "Poetto" sono l'emblema del disastro ambientale che sta accadendo da diverso tempo).&lt;br /&gt;La peculiarità del territorio Quartese è appunto quella di unire mare e "montagna" come pochi comuni possono fare. Legate al mare sono le stesse strutture archeologiche praticamente sulla costa (se non addirittura per metà sommerse!).&lt;br /&gt;Alla ricchezza del territorio (oltretutto depauperato da millenni di continui smantellamenti ad opera dei "nuovi venuti", ma sopratutto per colpa dell'urbanizzazione selvaggia dell'ultimo trentennio) si associa il totale menefreghismo delle istutuzioni, che non riescono ad andare oltre le vuote, ripetitive parole, promettendo valorizzazione e lavoro per tutti.&lt;br /&gt;Questo è il caso della villa romana, da sempre simbolo del disastro che avanza alla velocità della marea. Ogni giorno che passa è un coccio che se ne va, un pezzo di muro che viene levigato e disintegrato dalle onde. Che fine hanno fatto le promesse di riqualifica del sito? A distanza di un anno (ma siamo sicuri ne passeranno molti di più) la situazione è totalmente invariata. il mare continua a mangiarsi le mura, le onde continuano ad infrangersi sui pavimenti un tempo sicuramente bellissimi, l'obbrobriosa villetta estiva di qualche assessorucolo rimane ancora abbarbicata sulle vestigia dell'antichissima costruzione.&lt;br /&gt;Altro simbolo di questo malcostume è lo stesso Nuraghe Diana. Simbolo per l'eccellenza dei nuraghi Quartesi, risulta ancora una volta fermo, immobile, senza più mani volenterose disposte a pulirne i passaggi, a scoprirne i segreti.&lt;br /&gt;Purtroppo il problema dei siti archeologici di Quartu è proprio questo, la loro vicinanza alla maggiore città della Sardegna ne ha decretato il triste destino. Le bellissime pietre di superbo granito, infatti, sono state utilizzate per lastricare Cagliari...città che da sempre inghiotte tutto quello che le sta intorno; dai tronchi di ginepro che mantenevano le dune del poetto (usati come architravi nelle case di castello), alla sabbia per fare cemento (sopratutto nel secondo dopoguerra) sino alle pietre dei Nuraghi per fare le strade, le mura....tutto ciò che occorreva insomma.&lt;br /&gt;Non è difficile pensare quindi, che là dove adesso vi è una collina con qualche villetta prima potesse esserci un sito archeologico, sicuramente un Nuraghe, più spesso in qualche campo anonimo una necropoli, o uno dei tanti "rinvenimenti superficiali" che molto ci avrebbero potuto dire, se solo non fossero stati spazzati via dall'avanzare delle ruspe.&lt;br /&gt;Destino non meno triste è stato riservato a quei bellisssimi monumenti d'un era antichissima, in cui le popolazioni dell'europa erano sicuramente più strettamente legate che adesso. Mi riferisco ai Menhirs, come quello di "sa perda bona", o la sua versione più piccola in un'anonima via di Flumini ormai scomparsa dalla memoria, annichilita del cemento e dall'asfalto, che tutto nasconde e tutto trasforma...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* nella foto: il nuraghe Biancu in località Anghelu Nieddu, versante Nord&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-5068997823992170564?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/5068997823992170564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/04/i-nuraghi-del-comune-di-quartu-s-elena.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/5068997823992170564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/5068997823992170564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/04/i-nuraghi-del-comune-di-quartu-s-elena.html' title='I siti archeologici del comune di Quartu S. Elena'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1185570514698961808.post-6816654183555603271</id><published>2009-04-07T14:04:00.000-07:00</published><updated>2010-02-15T15:29:57.970-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Convenevoli'/><title type='text'>Voci dalle pietre</title><content type='html'>Sta tutto qui. Nel saper ascoltare.&lt;br /&gt;Basta dimenticare il mondo che ti sta affianco, sederti su di una di queste pietre, dimenticare tutto e guardare l'orizzonte. Se, mentre sarai assorto in simile meditazione, sentirai la voce degli antichi che ti parla, che riempie l'aria attorno a te, saprai il motivo che ci spinge a recarci in questi luoghi, a cercare la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kum salude,&lt;br /&gt;Alessandro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1185570514698961808-6816654183555603271?l=archeosardinia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://archeosardinia.blogspot.com/feeds/6816654183555603271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/04/voci-dalle-pietre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/6816654183555603271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1185570514698961808/posts/default/6816654183555603271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://archeosardinia.blogspot.com/2009/04/voci-dalle-pietre.html' title='Voci dalle pietre'/><author><name>Alessandro Lessà</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15163535703303583287</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_t2I149hnLw8/S3kqpDTNNwI/AAAAAAAAARQ/_Iv1Zrz6ndc/S220/ale+black+002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
